La Sea Watch in porto a Catania
Inchiesta sulla Sea Watch, la Procura di Catania: "Nessun rilievo penale a carico della ong"

La struttura guidata dal procuratore Carmelo Zuccaro ipotizzava il reato di associazione a delinquere finalizzato all'agevolazione dell'immigrazione clandestina. Reato che però riguarda solo i trafficanti libici e gli scafisti

Quando ha preso a bordo i 47 migranti al largo della Libia per poi fare rotta verso al Sicilia orientale, la Sea Watch 3 ha agito correttamente. Lo ha stabilito il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, che sulla vicenda ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti, ipotizzando il reato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Reato che però riguarda i trafficanti libici e gli scafisti e non il personale della Ong tedesca.

La Procura - insieme agli investigatori dello Sco, alla Squadra Mobile, alla Guardia di Finanza e alla Guardia Costiera - ha ricostruito il tragitto della nave umanitaria che batte bandiera olandese dal momento in cui ha soccorso i migranti in alto mare, il 19 gennaio, fino all'arrivo a Catania una manciata di giorni dopo. L'imbarcazione è rimasta per 48 ore in attesa di indicazioni da parte della guardia costiera libica, da Malta e dall'Italia. Con i libici le comunicazioni si sono interrotte perché nessuno nella sala operativa di Tripoli parlava inglese. Malta e Italia, invece, si sono dichiarate incompetenti. La nave ha fatto quindi rotta verso Lampedusa, perché il procuratore di Agrigento avrebbe voluto interrogare il team di Sea Watch sul naufragio dei 120 migranti del 18 gennaio da cui si sono salvate solo 3 persone. Fascicolo che poi è stato trasmesso alla procura di Roma per valutare anche le posizioni della Marina militare e della Guardia costiera.

La Sea Watch è rimasta in rada per un giorno e mezzo al largo di Lampedusa, in attesa dell'autorizzazione per attraccare che non è mai arrivata. Il peggioramento delle condizioni meteo ha costretto l'equipaggio a fare rotta verso una zona più sicura: meglio Catania rispetto alla vicina Tunisia, con cui non è stato possibile comunicare. "Tale decisione - scrive il procuratore Zuccaro - è apparsa giustificata agli investigatori perché la rotta tunisina avrebbe costretto la nave a muoversi 'in direzione della perturbazione in arrivo'". Senza contare che la Tunisia in passato non ha mai consentito l'attracco di imbarcazioni umanitarie nemmeno per il rifornimento. "Non può pertanto ritenersi ingiustificata - mette nero su bianco il magistrato - la scelta del comandante della motonave di dirigersi a partire dal 21 gennaio verso nord alla ricerca di un Pos".

La Procura etnea ritiene legittima anche l'attività di soccorso messa in atto dalla Ong. Anche se il motore del gommone sul quale viaggiavano i 47 migranti funzionava ancora, l'imbarcazione si stava progressivamente sgonfiando e non avrebbe retto. Nessuna motovedetta libica, poi, incrociava nella zona e avrebbe potuto recuperare i migranti. L'intervento della Ong, dunque, è stato corretto e "dalle risultanze investigative non è emerso pertanto alcun rilievo penale nella condotta tenuta dai responsabili della Sea Watch 3", conclude il procuratore Zuccaro.

Nei giorni scorsi sia il ministro dell'Interno Matteo Salvini che quello del Lavoro Luigi Di Maio avevano avanzato sospetti sull'operato della Ong. Ombre che sono state fugate delle indagini della Procura di Catania e di quella di Siracusa.

La nave umanitaria, però, dovrà restare ferma in porto per alcuni giorni perché non è dotata della "idoneità tecnico strutturale" per effettuare soccorsi mare e dovrà adeguarsi alle norme in materia. "Ora - chiede il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli - è necessario che altri paesi Ue, Olanda in primis, adeguino loro normativa in tal senso".

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