Matrimoni di convenienza tra migranti e italiani: arrestato il sindaco di Riace. Il procuratore: "Prudente su estraneità alla 'ndrangheta"

Il primo cittadino del comune famoso per l'integrazione accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e anche di affidamento diretto fraudolento del servizio di raccolta rifiuti. Indagata anche la compagna. Saviano attacca: "Primo passo verso uno stato autoritario"

Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e affidamento diretto e fraudolento del servizio di raccolta dei rifiuti. Con queste accuse la guardia di finanza ha disposto gli arrestati domiciliari per Domenico Lucano, sindaco del comune di Riace, e il divieto di dimora per la sua compagna, Tesfahun Lemlem.

Le indagini. La misura cautelare rappresenta l’epilogo di approfondite indagini, dell’operazione denominata “Xenia”, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri, svolte in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace, per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico.

Nel corso dell'indagine è emersa la particolare spregiudicatezza del sindaco, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, nell'organizzare veri e propri matrimoni di convenienza tra cittadini riacesi e donne straniere, al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano. Il sindaco e la compagna avevano architettato diversi espedienti per aggirare la norma per ottenere l'ingresso in Italia. Significativi i dialoghi intercettati dalla guardia di finanza.

In un caso Lucano, in merito all'illecita organizzazione del matrimonio di una cittadina straniera cui era già stato negato per tre volte il permesso di soggiorno, dice: "Io la carta d'identità gliela faccio ... io sono un fuorilegge, sono un fuorilegge, perché per fare la carta d'identità io dovrei avere un permesso di soggiorno in corso di validità ... in più lei deve dimostrare che abita a Riace, che ha una dimora a Riace, allora io dico così, non mando neanche i vigili, mi assumo io la responsabilità e gli dico va bene, sono responsabile dei vigili ... la carta d'identità tre fotografie, all'ufficio anagrafe, la iscriviamo subito …". E ancora: "Sai qual è secondo me l'unica strada percorribile, volendo spremere le meningi, che lei si sposa! come ha fatto Stella ... Stella si è sposata con Nazareno, io sono responsabile dell'ufficio anagrafe, il matrimonio te lo faccio immediatamente ... con un cittadino italiano". 

Il comune di Riace (1726 abitanti in provincia di Reggio Calabria) negli anni è diventato simbolo dell'integrazione dei migranti. Ha iniziato la sua politica di accoglienza nel 2004 e quattordici anni dopo seimila persone provenienti da venti Paesi popolano il centro storico. Tutto il borgo e la sua economia ne hanno risentito positivamente. Sono stati creati laboratori artistici (tessuti, ceramica), i migranti fanno la raccolta differenziata dei rifiuti e per il Comune lavorano circa ottanta mediatori culturali che aiutano e sostengono i progetti. Dal 2016, però, i fondi del Viminale sono stati bloccati e il sindaco è stato indagato per truffa aggravata. Lui si è sempre difeso: “So quello che ho fatto e di certo non mi sono arricchito, qui si sta giocando con la vita di molte persone”.

Le parole del procuratore. "Se quello di Lucano fosse stato un contrasto fastidioso per la criminalità organizzata di stampo mafioso non credo che sarebbe riuscito a portarlo avanti, che glielo avrebbero fatto fare", ragiona con LaPresse il procuratore di Locri, Luigi d'Alessio, in merito al sistema di gestione dell'accoglienza portato avanti da Lucano.

Non pensa che un sistema di accoglienza come quello del sindaco di Riace fosse di contrasto agli interessi della 'ndrangheta, così presente nel territorio, sul settore? "Non penso che possa essere di contrasto - dichiara il procuratore d'Alessio -. Indubbiamente Lucano è riuscito a dare un'opportunità diversa. Se l'avesse perseguita per fini sociali si poteva fare di meglio. Sul discorso del contrasto e della estraneità della mafia, sinceramente, non posso che essere prudente. Siamo ancora in una fase in cui non è emerso nulla, né in un modo né nell'altro".

In merito all'inchiesta, d'Alessio aggiunge: "Non condividiamo le conclusioni del gip, che ha accolto solo parzialmente le nostre richieste tenendo fuori quelle più gravi". "La nostra richiesta - spiega - era molto più articolata, composta da circa mille pagine. Per la sua ordinanza il gip ne ha estratte meno di 150. Pertanto, in disaccordo con le decisioni adottate dal gip, stiamo preparando il riesame. La procura chiederà la valutazione del tribunale".

Botta e risposta Salvini-Saviano. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini, dopo aver appreso la notizia, lancia immediatamente la sua stoccata su Twitter: "Chissà cosa diranno adesso Saviano e tutti i buonisti che vorrebbero riempire l’Italia di immigrati".

Durissima la replica dello scrittore. "Questo governo, attraverso questa inchiesta giudiziaria, da cui Mimmo saprà difendersi in ogni sua parte, compie il primo atto verso la trasformazione definitiva dell'Italia da democrazia a stato autoritario. Con il placet di tutte le forze politiche".

"Mimmo Lucano - scrive Saviano su Facebook - è agli arresti domiciliari. La motivazione è favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La verità è che nelle azioni di Mimmo Lucano non c'è mai finalità di lucro, ma disobbedienza civile. Disobbedienza civile: questa è l'unica arma che abbiamo per difendere non solo i diritti degli immigrati, ma i diritti di tutti. Perché tutti abbiamo il diritto di vivere una condizione di pace sociale, tutti abbiamo il diritto di vivere senza cercare colpevoli, e se il Ministro della Mala Vita, Matteo Salvini, ha subito individuato in Mimmo Lucano un nemico da abbattere, il Pd non ha mai compreso che se davvero voleva ripartire da qualche parte per ritrovare un barlume di credibilità (ora è troppo tardi), avrebbe dovuto farlo da Riace, da Mimmo Lucano. E invece Mimmo è solo, e la Bossi-Fini è ancora lì a inchiodare, a bloccare chiunque decida di accogliere e di salvare vite. Legge-obbrobrio, frutto del peggiore berlusconismo, ma che nessun governo ha osato cambiare".

 

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