Il Papa all'Angelus: Chiesa, pur tra macchie e rughe, resta nostra madre

Roma, 20 dic. (LaPresse) - "Anche quest'oggi mi è caro rivolgere un pensiero all'amata Siria, esprimendo vivo apprezzamento per l'intesa appena raggiunta dalla Comunità internazionale. Incoraggio tutti a proseguire con generoso slancio il cammino verso la cessazione delle violenze ed una soluzione negoziata che porti alla pace". Lo ha detto Papa Francesco durante l'Angelus in piazza San Pietro dove oggi è in corso il Giubileo dei bambini degli oratori romani.

Apprezzamento anche per i progressi in Libia "dove il recente impegno assunto tra le parti per un Governo di unità nazionale invita alla speranza per il futuro". E poi un pensiero all'India: "Il mio pensiero va in questo momento alle care popolazioni dell'India, colpite recentemente da una grave alluvione. Preghiamo per questi fratelli e sorelle, che soffrono a causa di tale calamità, e affidiamo le anime dei defunti alla misericordia di Dio".

"Per celebrare in modo proficuo il Natale, siamo chiamati a soffermarci sui 'luoghi' dello stupore - dice Papa Francesco nel pronunciare l'Angelus in piazza San Pietro - E il primo luogo è l'altro, nel quale riconoscere un fratello, perché da quando è accaduto il Natale di Gesù, ogni volto porta impresse le sembianze del figlio di Dio. Soprattutto quando è il volto del povero, perché da povero Dio è entrato nel mondo e dai poveri, prima di tutto, si è lasciato avvicinare".

"Tante volte crediamo di vedere la storia per il verso giusto, e invece rischiamo di leggerla alla rovescia. Succede quando essa ci sembra determinata dall'economia di mercato, regolata dalla finanza e dagli affari, dominata dai potenti di turno", ha ammonito il Pontefice. "Il Dio del Natale è invece un Dio che 'scombina le carte' - prosegue il Papa - come canta Maria nel Magnificat, è il Signore che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote".

Guardare la Chiesa con lo "stupore" della fede "significa non limitarsi a considerarla soltanto come istituzione religiosa, ma sentirla come una madre che, pur tra macchie e rughe, lascia trasparire i lineamenti della sposa amata e purificata da Cristo Signore", ha detto ancora Bergoglio. "Una Chiesa che sa riconoscere i molti segni di amore fedele che Dio continuamente le invia. Una Chiesa per la quale il Signore Gesù non sarà mai un possesso da difendere gelosamente, ma sempre colui che le viene incontro e che essa sa attendere con fiducia e gioia, dando voce alla speranza del mondo: 'Vieni, Signore Gesù!' - ha detto il pontefice - La Chiesa ha sempre le braccia spalancate per accogliere tutti. Questo è lo stupore del Natale".

Come tradizione da oltre 30 anni il Papa ha benedetto le statuine dei bambinelli che famiglie e ragazzi deporranno nei presepi delle loro case. "Oggi il primo saluto è riservato ai bambini di Roma", ha detto. "Ma questi bambini sanno fare rumore?", ha sottolineato Francesco, aggiungendo: "Cari bambini quando pregherete davanti al vostro presepe ricordatevi anche di me come io mi ricordo di voi",

"Il Vangelo di questa quarta domenica di Avvento pone in evidenza la figura di Maria. La vediamo quando, subito dopo aver concepito nella fede il Figlio di Dio, affronta il lungo viaggio da Nazaret di Galilea ai monti di Giudea per andare a visitare e aiutare Elisabetta", ha detto il Papa. "L'angelo Gabriele le aveva rivelato che la sua anziana parente, che non aveva figli, era al sesto mese di gravidanza - prosegue il pontefice citando il Vangelo di Luca - Per questo la Madonna, che porta in sé un dono e un mistero ancora più grande, va a trovare Elisabetta e rimane da lei tre mesi. Nell'incontro tra le due donne, una anziana e l'altra giovane, è la giovane, Maria, che per prima saluta, il Vangelo dice così: 'Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta'. E, dopo quel saluto, Elisabetta si sente avvolta da grande stupore, che risuona nelle sue parole: 'A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?'".

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