I Kercher: Fiduciosi nella giustizia

Perugia, 4 ott. (LaPresse) - Delusi ma fiduciosi nella giustizia italiana. Si sono mostrati così i parenti di Meredith Kercher che a poche ore dal verdetto della Corte d'appello di Perugia che ha scagionato Amanda Knox e Raffaele Sollecito dall'accusa di omicidio, parlando in conferenza stampa. Arline, Stephanie e Lyle, rispettivamente la madre, la sorella e il fratello di Meredith, con la loro consueta compostezza, hanno lasciato trasparire forse per la prima volta la forte delusione per l'andamento del processo e per la sentenza di ieri che getta loro di nuovo nell'incertezza. La famiglia Kercher, infatti, continua a non sapere cosa sia successo la notte in cui Meredith è morta.

Se in primo grado era stato stabilito che Rudy Guedè fosse stato aiutato da qualcuno per compiere l'omicidio, ora la giustizia italiana ha stabilito che quel qualcuno non fosse nè Amanda Knox nè Raffaele Sollecito. E allora, il dubbio della famiglia Kercher: chi c'era quella notte con Rudy? Il primo a parlare, visibilmente emozionato, è Lyle, fratello di Meredith: "Rispettiamo la corte e il sistema di giustizia italiano. Sentiamo che stiamo di nuovo affrontando questa cosa e la decisione di 2 anni fa è stata capovolta ieri, dunque si solleva nuove domande. Due anni fa si era detto che Guedè non aveva agito da solo. Ma allora chi ha collaborato con lui? Per noi continua la ricerca".

Sempre silenziosa la madre di Meredith, Arline, ha spiegato che tutti loro devono ancora metabolizzare la decisione della corte e che nessuno, nè loro nè la famiglia Knox, uscirà felice da questa situazione. Nelle loro parole, però, non c'è risentimento nei confronti della giustizia italiana ma profonda fiducia e gratitudine: "Noi speriamo nella giustizia. Ci sono stati due risultati diversi. La prima decisione - ha detto Stephanie - diceva che c'erano altre persone presenti oltre a Rudy. Quindi c'è ancora molto lavoro da fare per scoprire i responsabili. Noi siamo ancora speranzosi. Ho fiducia nel sistema. Non vogliamo che vengano messe in carcere le persone sbagliate. Se dobbiamo aspettare ancora un anno per avere la verità, allora aspetteremo ancora".

"Siamo grati - ha detto Lyle - per il supporto che abbiamo ricevuto dagli italiani e dalla gente di tutto il mondo. Parlare di una divisione fra America, Inghilterra e Italia è follia. Abbiamo ricevuto un grande supporto da tutti. Alla fine qualsiasi Paese prende le sue decisioni e possono esserci problemi tecnici. Non è una critica che rivolgo al sistema italiano. Ringrazio gli italiani per il supporto che ci hanno dato per tutto il tempo che abbiamo passato qua".

In conclusione la famiglia Kercher ha ribadito il fatto che non ci saranno contatti con i Sollecito e i Knox perchè finchè non ci sarà una verità sarà difficile avere dei colloqui e sicuramente non si potrà parlare di perdono. Intanto, mentre si svolgeva la conferenza stampa, Raffaele e Amanda erano già liberi. Mentre Sollecito è subito tornato nella notte nella sua casa di Bisceglie, in Puglia, Amanda Knox è in partenza per gli Stati Uniti con la sua famiglia dall'aeroporto di Fiumicino.

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