Genova, come si demolirà il ponte: dall'esplosione allo smontaggio
Entro la settimana prossima Autostrade dovrà presentare un piano dettagliato. Ecco intanto le ipotesi più accreditate

Le ipotesi in campo sono più di una, ma una cosa è certa: "nel giro di cinque giorni lavorativi verrà presentato alla struttura commissariale il piano o più piani di Autostrade per demolire il manufatto". Le rassicurazione del governatore della Liguria Giovanni Toti tracciano la road-map per la demolizione del ponte Morandi, crollato il 14 agosto.

Per ora non ci sono piani di dettaglio. Il progetto, quando sarà messo nero su bianco, sarà prima sottoposto alla procura, perché serve il dissequestro dei tronconi del ponte, e poi andrà sottoposto alla giunta regionale.

Dal moncone del viadotto Morandi si sono uditi scricchiolii il giorno dopo la tragedia. I vigili del fuoco, infatti, avevano sospeso le operazioni di recupero degli oggetti personali dalla case evacuate. Da allora sono partiti gli accertamenti tecnici e le strade per la demolizione sono diventate, ben presto due: lo smontaggio, pezzo a pezzo, e l'uso di cariche esplosive. La prima è l'ipotesi meno praticabile perché, sostengono i tecnici, i mezzi meccanici a quell'altezza potrebbero avere problemi a lavorare.

L'idea che raccoglie consensi e pareri positivi è l'esplosione controllata. Fermo restando che il ponte non può essere salvato in alcun modo, si pensa a piccole cariche controllate che porvocherebbero l'implosione del viadotto. La tecnica, che prevede l'evacuazione e la messa in sicurezza di tutta l'area, è rapida ma l'intera zona sottostante deve essere sorvegliata speciale. E poi, a monte, deve esserci uno studio dettagliato su dove e come posizionare le cariche.

Su tutto le parole di Toti: "Noi restiamo convinti che ci vorrà un anno di tempo tra l'abbattimento e la costruzione di un nuovo ponte. Credo che la demolizione totale del manufatto comporterà più tempo del previsto".
 

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