Garlasco, Stasi va in carcere: è colpevole dell'omicidio di Chiara Poggi

Di Donatella Di Nitto

Roma, 12 dic. (LaPresse) - Per la corte di Cassazione Alberto Stasi è colpevole della morte di Chiara Poggi. Con una sentenza a sorpresa, vista la richiesta di ieri del procuratore generale Oscar Cedrangolo, che ne aveva chiesto l'annullamento della condanna con rinvio a nuovo processo, la Suprema corte mette la parola fine al giallo di Garlasco. Due ore e mezza di camera di consiglio, che facevano seguito ad altrettante consumatesi ieri sera, la decisione: confermati per Alberto Stasi 16 anni di reclusione, rigettati quindi i due ricorsi presentati dall'imputato e dalla procura di Milano, che aveva chiesto per l'ex studente della Bocconi una pena di 30 anni. Stasi, 24 anni all'epoca del delitto, oggi uomo di 32 anni, come preannunciato dal suo legale ieri sera, si è costituito spontaneamente poco dopo la lettura della sentenza presso il carcere di Bollate accompagnato dalla mamma Elisabetta.

RITA POGGI: GIUSTIZIA E' FATTA - Dalla villetta, dove il 13 agosto del 2007 fu scoperto il corpo di Chiara, la signora Rita Poggi, evidentemente sollevata, parla con le telecamere: "Giustizia è stata fatta". I genitori della vittima, parlando con i giornalisti, hanno ammesso che dopo la requisitoria del pg, avevano avuto il timore che la sentenza della Corte d'appello d'Assise di Milano fosse ribaltata con una assoluzione, e se fosse stato così, ribadisce la mamma di Chiara "io non mi sarei mai arresa, io sono la mamma e per mia figlia ho il dovere di continuare". I genitori di Chiara nel pomeriggio hanno poi fatto visita alla tomba della giovane di Garlasco.

I DIFENSORI DI STASI: SENTENZA ALLUCINANTE - "Una cosa allucinante. Come si fa a mettere in carcere una persona quando c'è una sentenza che è completamente illogica? - commenta a caldo Fabio Giarda legale di Alberto Stasi - Quanto detto ieri dal pg è la realtà dei fatti. Quella di oggi è una pena che non sta né in cielo né in terra, come ha detto il pg, se uno ha fatto una cosa del genere deve avere l'ergastolo". Ieri era arrivata a sorpresa la richiesta di annullamento con rinvio da parte del pg che aveva ammesso: "Non sono in grado di stabilire se Alberto Stabile e colpevole oppure no". L'accusa si era detta favorevole sia al ricorso della difesa, che chiedeva l'assoluzione dell'imputato, sia quello della procura di Milano, che aveva chiesto 30 anni di carcere per l'ex bocconiano.

LEGALI FAMIGLIA POGGI - Soddisfazione dei legali della famiglia Poggi, parte civile al processo per l'omicidio della giovane. "Non è una sentenza a metà. La verità processuale è stata accertata", dice Gianluigi Tizzoni. L'avvocato sottolinea di non aver mai desiderato una condanna più pesante per il giovane, ma solo che venissero accertati i fatti. "Continueremo a lavorare per accertare ciò che è successo nell'interesse di Chiara", prosegue Tizzoni facendo riferimento ai presunti tentativi di depistaggio nel corso delle indagini. "Ci è dispiaciuto - aggiunge il legale - sentir dire che i processi mediatici vanno ghettizzati. Gli italiani devono sapere come funziona la giustizia". Tizzoni torna sulla requisitoria nella quale il pg Oscar Cedrangolo aveva evidenziato il cattivo impatto della eccessiva attenzione mediatica sul caso Garlasco. "Non riusciamo ancora a comprendere le parole del pg - dichiara -. Non cerco la polemica ma è stato qualcosa che mi rimarrà dentro per sempre".

OTTO ANNI FA L'OMICIDIO - Chiara Poggi viene uccisa a 26 anni nella sua abitazione di Garlasco, la mattina del 13 agosto del 2007. È sola a casa, si è svegliata da poco e indossa ancora il pigiama quando apre la porta al suo aggressore dopo aver disattivato l'allarme, alle 9.10. I genitori e il fratello sono in vacanza, in pochi minuti la giovane viene più volte colpita alla testa con un oggetto contundente (mai trovato) che le fracassa il cranio uccidendola. Il corpo della giovane viene trascinato dentro l'appartamento, fino alla porta della tavernetta e gettato lungo le scale che portano al piano sottostante. È Alberto Stasi, all'epoca fidanzato della giovane, a chiedere aiuto, e dare l'allarme, poco prima delle 14, raccontando di aver trovato la porta di casa aperta e Chiara riversa lungo le scale. Ma la ricostruzione del giovane da subito non convince gli inquirenti che lo ritengono il principale indiziato dell'omicidio. Sarà Stasi l'unico imputato per l'assassinio, in otto anni e cinque processi, al termine dei quali, fino a oggi, la morte della giovane era rimasta senza un colpevole.

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