G8 Genova, 15 anni fa moriva Giuliani. Il giorno dopo la Diaz
Torna d'attualità il movimento no global mentre in Parlamento il ddl sulla tortura subisce una battuta d'arresto

Quindici anni fa moriva a Genova, durante le manifestazioni contro il G8, Carlo Giuliani, un ragazzo di 23 anni ucciso dal colpo di pistola sparato dal carabiniere Mario Placanica, indagato per omicidio e poi prosciolto per legittima difesa. Furono giorni accesi, di scontri e di passione. 

Il bollente luglio di Genova 2001 rimane per molti, reduci e non, un ricordo indelebile. Scesero tantissime migliaia di persone in piazza per chiedere un mondo diverso, in aperto contrasto con la visione degli otto potenti (all'epoca erano George Bush, Tony Blair e, in Italia, Silvio Berlusconi). Il giorno dopo, il 21 luglio, la polizia fece irruzione nella scuola Diaz, quartier generale del Social Forum, e si scagliò con violenza contro i manifestanti. Il bilancio di fine G8 fu tragico: 1 morto, 560 feriti, 360 tra arrestati e fermati, 25 milioni di danni, 62 manifestanti e 85 rappresentanti delle forze dell’ordine sotto processo. 

Nella prima parte dello scorso decennio c'è stata, probabilmente, l'ultima mobilitazione sociale di massa in Italia. Prima gli altermondialisti, il popolo di Seattle, poi i pacifisti contro le guerre in Iraq e Afghanistan. In realtà erano lo stesso mondo. Quindici anni dopo, nonostante la sconfitta di un intero movimento, alcune intuizioni di chi voleva un mondo diverso sono diventate mainstream: la Tobin Tax, il commercio equo solidale, la lotta al digital divide e il cibo a chilometro zero.  La Diaz e altre violenze di quei giorni restano, però, un buco nero: in Italia la tortura non è ancora reato, se ne sta parlando in Parlamento, ma l'iter del disegno di legge per la sua introduzione nell'ordinamento italiano è stato bloccato, sospeso fino a data da destinarsi. Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha spiegato: “Dovrà essere rivista dalla Camera“.

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