Frosinone, pensionato uccide i due figli e si suicida
L'uomo, ex dipendente delle ferrocvie, sembra fosse ossessionato dalla malattia della figlia. La moglie era uscita per andare alle poste, ha sentito gli spari e ha scoperto la strage

Sembra senza spiegazione, la tragedia che martedì mattina ha sconvolto Esperia, poco più di 3.800 anime in provincia di Frosinone. Persone educate e riservate: così i vicini di casa descrivono la famiglia apparentemente perfetta di Gianni Palliotta, l'ex ferroviere 67enne in pensione che ha freddato i figli Mariano e Isabella di 26 e 19 anni, per poi spararsi in faccia e togliersi la vita.

A trovare i tre cadaveri è stata la moglie e madre dei due ragazzi, Filomena De Angelis: il marito avrebbe aspettato che uscisse di casa per delle commissioni e poi compiere la strage in sua assenza. La donna, insegnante di 58 anni, è stata portata sotto shock in ospedale. Sotto la lente degli investigatori le condizioni di salute della figlia. Una delle ipotesi al vaglio è che il padre non avesse accettato la malattia ai reni di cui soffriva la giovane. La pistola, una calibro 7.65 regolarmente detenuta, è stata sequestrata. Nessun biglietto o messaggio è stato invece trovato in cui Palliotta, presunto killer suicida, spieghi il motivo del gesto estremo. Sul caso indagano i carabinieri di Pontecorvo e del comando provinciale di Frosinone coordinati dal colonnello Fabio Cagnazzo e dal magistrato Roberto Bulgarini Nomi dalla procura di Casino.

Gli inquirenti hanno già raccolto le testimonianze di parenti e conoscenti, ma nessuno pare abbia avuto avvisaglie della trama mortale che si stava tessendo nella mente dell'uomo. La scena del crimine è una palazzina elegante del centro storico di Esperia, all'angolo di piazza Consalvi. Il primo colpo è stato sparato contro Mariano: laureato in chimica, aveva già trovato lavoro. La canna della pistola è stata poi rivolta verso Isabella: appassionata di danza, fresca di diploma si era iscritta all'università dove avrebbe studiato giurisprudenza. Il padre si è sparato un terzo colpo in faccia.

Il movente alla base dell'omicidio-suicidio resta ancora un mistero. Il pensionato, che passava le sue giornate tra l'orto e la passione per la macchina fotografica, non avrebbe mai mostrato segni di squilibrio, tanto che deteneva regolarmente la pistola poi utilizzata per la strage familiare. Ai carabinieri non risultano inoltre tensioni in famiglia, né la moglie avrebbe mai sporto denuncia contro il marito per precedenti episodi di violenza. Sui corpi verrà eseguita l'autopsia: si spera possa permettere di decifrare l'orrore che ha spezzato via sogni e futuro di un'intera famiglia.

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