Franca Rame, l'addio sulle note di 'Bella ciao'

Milano, 31 mag. (LaPresse) - Un addio laico sulle note di 'Bella ciao'. Così si è svolto il corteo funebre di Franca Rame, scomparsa mercoledì scorso nella sua casa milanese. Il corteo è partito dal Piccolo Teatro di Milano dove era allestita la camera ardente, e si è diretto al Teatro Strehler, luogo dell'ultimo saluto. Una cerimonia laica durante la quale è stato Dario Fo a prendere parola. Fu l'attrice stessa a chiedere che al suo funerale fossero intonate le note di 'Bella ciao', la canzone della Resistenza. Grande la partecipazione dei milanesi, che hanno affollato la camera ardente aperta tutta la notte. Sono state tante le donne presenti che hanno indossato qualche indumento rosso, proprio come lei aveva immaginato in una lettera pubblicata lo scorso 30 gennaio sul Fatto Quotidiano. Dario Fo, commosso, ha ringraziato i musicisti e le persone che hanno reso omaggio alla moglie.

"C'è in particolare un lavoro o meglio, un monologo, che Franca ha recitato solo qualche volta quest'anno, e di cui bisogna che io vi parli perché è fortemente pertinente alla situazione a dir poco drammatica che io sto in questi giorni vivendo con mio figlio e con la mia gente", ha detto Dario Fo durante i funerali. "Da tempo Franca - ha spiegato ancora Fo - aveva scoperto l'esistenza di alcuni testi apocrifi dell'Antico Testamento nei quali la Genesi è raccontata in termini e linguaggio molto diversi da quelli cosiddetti canonici. Attenti, non sto parlando dei Vangeli apocrifi, ma dell'Antico Testamento. Ebbene da uno di questi testi Franca ha tratto un racconto che vi voglio far conoscere, quasi in anteprima, anzi in anteprima".

"Franca ed io abbiamo scritto quasi sempre i testi del nostro teatro insieme. Io mi prendevo l'onere di mettere giù la trama quindi gliela illustravo e lei proponeva le varianti, spesso li recitavamo a soggetto, all'improvvisa, come si dice", ha raccontato il premi Nobel durante il suo "commiato". "Questo - ha proseguito - era il metodo preferito ma non sempre funzionava. Si discuteva anche ferocemente, si buttava tutto all'aria e si ricominciava da capo. In verità mi trovavo a dover riscrivere di nuovo il testo da solo. Poi lo si discuteva con più calma e si giungeva ad una versione che funzionasse e che andasse bene a tutt'e due". "Anche Franca - ha spiegato il premio Nobel - è stata l'autrice unica di alcuni testi. Ci sono opere, come per esempio 'Parliamo di donne', che furono stese da lei completamente a mia insaputa. Quando mi ha dato da leggere questa commedia già ultimata sono rimasto un po' perplesso e seccato. Ma come ti permetti? No, scherzavo. Io ho proposto qualche variante ma di fatto si trattava di un'opera del tutto personale. Pochi lo sanno ma la gran parte degli spettacoli che trattavano di questioni prettamente femminili è stata Franca ad averli scritti, elaborati e poi li ha recitati al completo spesso anche da sola. E io mi sono trovato a collaborare solo per la messa in scena".

"La sensazione e quello che le persone mi hanno detto, è che mia madre ha fatto qualcosa per gli altri. Quando doveva spiegare perché si batteva diceva che bisogna farlo, non si può lasciare che vengano trattate così le persone". Così Jacopo Fo ha ricordato la madre, Franca Rame. "L'Italia, oggi, ha dei problemi drammatici - ha concluso - ma 40 anni fa era peggio e abbiamo lottato".

Un ultimo saluto anche da parte del sindaco della città, Giuliano Pisapia: Franca Rame, ha detto, era "una donna che aveva la grandezza di chi sogna e di chi lotta per realizzare i sogni in realtà. Sappiamo tutti quanto abbiamo bisogno delle donne nella nostra vita e nella nostra società. Non mancherà solo a voi - ha aggiunto Pisapia, rivolgendosi ai familiari - ma a tutti noi. La sua bravura, il suo impegno, la sua caparbia ricerca di un mondo più giusto mancherà anche a noi".

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