FOCUS Pedofilia, gli scandali più gravi e il lavoro silenzioso di Benedetto XVI

Di Maria Elena Ribezzo

Città del Vaticano, 21 feb. (LaPresse) - Se gli occhi del mondo sono puntati su Papa Francesco nei giorni del primo vertice di lotta alla pedofilia della storia della Chiesa, non bisogna dimenticare che senza il lavoro silenzioso di Benedetto XVI non si sarebbe arrivati a questo punto.

Per sette anni - e, ancora prima, da prefetto della Dottrina della Fede - la battaglia contro le violenze nel Clero è stata il punto centrale del Pontificato del Papa bavarese.

Il primo scandalo di ampia risonanza della Chiesa è quello sollevato dalla squadra di Spotlight del Boston Globe, nel 2001, che denuncia quanto inadeguata sia stata, fino a quel momento, la gestione dei casi di pedofilia da parte della Chiesa. Papa Giovanni Paolo II convoca a Roma i cardinali americani nella primavera del 2002 e a dicembre dello stesso anno accetta le dimissioni del cardinale Bernard Law dall'arcidiocesi di Boston: è il primo grande gesto del Vaticano nella lotta al 'mostro'.

È Benedetto XVI, però, a fare il lavoro più importante, riformando e aggiornando le norme canoniche. Per prima cosa, riunisce le competenze nella Congregazione per la Dottrina della Fede, per evitare una dispersione tra dicasteri. Poi con il Motu proprio '*Sacramentorum sanctitatis tutela' *del 2001, Ratzinger inserisce il delitto di abuso sessuale su minori da parte di un chierico tra i delitti più gravi. Tramite il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, con una Lettera del 21 maggio 2010, inserisce la pedopornografia tra i delitti gravi.

Intanto, gli scandali si allargano in nuovi ambiti della vita della Chiesa.

Un caso clamoroso riguarda il fondatore dei Legionari di Cristo, il messicano Marcial Maciel, riconosciuto colpevole nel 2005 dopo un'inchiesta svolta da mons. Charles Scicluna, all'epoca promotore di Giustizia. Nel 2009, per disposizione del Papa, si decise una visita apostolica sistematica dell'intera Congregazione religiosa, e poi una profonda revisione delle sue costituzioni, guidata dal card. Velasio De Paolis come commissario pontificio.

Emerge anche un problema di abusi di potere, di manipolazione e violazione della libertà di coscienza, operate da responsabili di diverse realtà religiose: come la vicenda del 'Sodalizio di vita cristiana', fondato da Luis Fernando Figari in Perù, che esplode nel 2011, e quella dell'Unione Sacerdotale nata intorno a Fernando Karadima, in Cile.

La crisi si sposta anche nella Chiesa in Germania e Irlanda. In Germania scoppia il caso del Collegio 'Canisio' dei gesuiti di Berlino, dove nel 2010 è proprio il rettore a invitare ex alunni e famiglie a denunciare le situazioni di abuso che si sono verificate negli anni. La Conferenza episcopale rinnova le Linee guida e collabora con la giustizia civile. In Irlanda nel 2009 vengono pubblicati due dossier scaturiti da alcune indagini civili: il 'Rapporto Ryan', su abusi avvenuti per molti anni nel sistema scolastico, in buona parte gestito da istituzioni cattoliche; e il 'Rapporto Murphy', che riguarda violenze su minori compiute per 30 anni da membri del clero nell'arcidiocesi di Dublino. Ratzinger convoca a Roma i vescovi irlandesi, pubblica una 'Lettera pastorale' diretta a tutti i cattolici del Paese e dispone una Visita apostolica delle diocesi e dei seminari di tutta l'isola, che dura dal novembre 2010 al marzo.

Papa Benedetto si è assunto un impegno personale nella lotta alla pedofilia e per primo ha ripetutamente incontrato le vittime, in diversi viaggi apostolici in vari Paesi (Stati Uniti, Gran Bretagna, Malta, Australia, Germania). Una eredità che Francesco ha raccolto e portato avanti, fino ad arrivare al primo grande vertice di questi giorni.

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