Fenoglio, 50 anni fa la morte. Ai funerali laici, parlò un prete

Alba (Cuneo), 13 feb. (LaPresse) - Cinquant'anni fa, lunedì 18 febbraio 1963, moriva a 41 anni di età Beppe Fenoglio. Il partigiano e scrittore albese che, proprio a raccontare una Resistenza senza retorica e senza falsità storiche, aveva dedicato i suoi racconti e i suoi romanzi più amati dai lettori in questo mezzo secolo. Si era spento sull'ambulanza che, dall'ospedale Molinette di Torino lo stava riportando, ormai in fin di vita, alla sua Alba. Un cancro ai bronchi, scoperto pochi mesi prima, lo aveva vinto. Nelle ultime settimane, dopo che gli era stata praticata la tracheotomia, scriveva solo dei brevi biglietti strappati da un taccuino. In uno di essi, affidato all'amico e filosofo dell'Esistenzialismo, Pietro Chiodi aveva dato le disposizioni per i suoi funerali "laici, senza fiori, senza soste, senza discorsi".

Un'avvertenza, quest'ultima, che non fu rispettata perché nella cerimonia civile che, in un freddo giorno d'inverno di 50 anni fa, vide l'addio a uno degli scrittori più importanti dell'Italia del dopoguerra (ancora oggi è uno degli autori più venduti della casa editrice Einaudi), ci furono due orazioni funebri. Una affidata a un altro grande scrittore italiano, Italo calvino, e una - caso molto singolare, in quell'epoca, per una cerimonia laica - al teologo albese don Natale Bussi, un intellettuale molto amico di Fenoglio, dello stesso Chiodi e di cesare Pavese, che aveva conosciuto sin da ragazzo nella natia Santo Stefano Belbo. La scelta di don Bussi di partecipare a quelle esequie laiche ebbe una notevole risonanza sui giornali di allora e fu anche oggetto di aspre polemiche da parte di ambienti conservatori del cattolicesimo italiano che invocarono, invano, provvedimenti ecclesiastici nei confronti del prete albese.

Poco prima di morire, Fenoglio aveva scritto proprio a don Bussi un altro biglietto: "Ho chiesto a Luciana (la moglie, sposata solo con il rito civile, ndr) se voleva regolare il matrimonio con la Chiesa. Mi ha detto di no. Così ho la coscienza in pace. Ho anche deciso con lei per i funerali civili. Ho sbagliato?". La risposta di don Bussi fu netta e inaspettata solo per chi non conosceva la modernità di quel teologo di provincia che poi, però, fu chiamato a far parte dei gruppi di studio e di approfondimento teologico per la stesura dei documenti del Concilio Vaticano II. "Quando uno ha trovato la linea verticale - rispose il sacerdote - quella orizzontale non conta più...".

Così don Bussi fu autorizzato a tenere una delle orazioni funebri per l'amico, suscitando però un'altra piccola polemica, proprio con Italo Calvino. "Riferii quello che mi aveva raccontato la moglie Luciana e cioè che Beppe, mentre stava entrando in agonia, aveva rivolto gli occhi al crocifisso. Recitai anche l'Eterno riposo. A quel punto, Calvino si alzò è disse a voce alta: 'Fenoglio è morto come uno stoico!". Lui però Beppe lo conosceva poco, io invece lo conoscevo benissimo. Una volta citai questo episodio a Davide Lajolo in un'intervista televisiva per la Rai, ma lui quando la mandò in onda tagliò proprio quella parte".

In questi giorni, Fenoglio sarà ricordato ad Alba, in occasione del cinquantenario dalla morte, con una serie di manifestazioni chiamate "Primavera di bellezza", il titolo di una delle sue prime opere pubblicata nel 1959, che quest'anno caratterizzerà le celebrazioni del 25 aprile, con il 'Progetto Fenoglio' reralizzato dal Teatro Sociale della città piemontese e con un convegno di studi organizzato, nel prossimo autunno, dalla Fondazione Ferrero. Il 16 febbraio, invece, nella sede del centro-studi intitolato allo scrittore, nella casa natale di Fenoglio in piazza Rossetti davanti al Duomo di Alba, sarà inaugurato lo 'Spazio Fenoglio' che ricostruisce, anche con fotografie e originali di alcuni testi fenogliani, la stanza nella quale l'autore della 'Malora' E del 'Partigiano Johnny' scrisse la maggior parte delle sue opere.

Il 18 febbraio, invece, si svolgerà nel cimitero di Alba la commemorazione ufficiale di Fenoglio (alle ore 15) alla presenza della figlia Margherita, presidente del centro-studi. Proprio a Margherita, che al momento della morte del padre aveva 2 anni, Fenoglio indirizzò una delle sue ultime lettere, affidata alla moglie Luciana, e che comincia così: "Ciao per sempre, Ita mia cara. Ogni mattina della tua vita io ti saluterò, figlia mia adorata. Cresci buona e bella...".

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