Faletti, la gente per l'ultimo saluto: Ci piaceva, era uno di noi

Torino, 7 lug. (La Presse) - Una folla commosso ha dato oggi a Torino l'ultimo saluto a Giorgio Faletti. Centinaia di persone hanno affollato dalle sette di questa mattina la camera ardente allestita all'ospedale Molinette. L'artista è scomparso venerdì scorso a causa di un tumore dopo un periodo di ricovero presso il reparto di radioterapia oncologica. In tantissimi hanno firmato sul libro dei saluti, in molti hanno scritto un messaggio. La camera ardente è stata trasferita nel pomeriggio ad Asti, città dove l'artista viveva, presso il Teatro Alfieri. A fianco della bara è stata allestita una gigantografia dell'artista, sorridente. Presenti, oltre ai parenti, il sindaco di Asti Fabrizio Brignolo e l'amico nonché assessore alla Cultura Massimo Cotto. Domani alle 15 si celebrerà il funerale presso la Collegiata di Asti.

Tante le persone comuni che lo hanno voluto salutare. "Mi piaceva Giorgio Faletti. La sua comicità. Quando si presentava in tv la gente lo sentiva, non se la tirava", spiega Giovanna Costanzo, pensionata di Torino, raccontando perché questa mattina ha fatto la coda alle camere mortuarie dell'ospedale Molinette. "Ho anche firmato sul libro - ha aggiunto - ho scritto 'con affetto una sua ammiratrice". Lo ricorda anche Rocco Vallone, operaio di Mirafiori e sindacalista della Fiom. "Abito qui vicino - speiga - e sono passato. Giorgio Faletti era un personaggio pubblico ma era una persona che ricordo molto bene. Lo penso come attore, come scrittore. Lo ricordo al 'Drive in' perché io ho parenti a Passerano Marmorito (il paese dove viveva il personaggio che interpretava, ndr). Quando lo sentivo mi faceva simpatia. Mi ricorda la mia famiglia".

"Giorgio è venuto tante volte al Salone, poi avevamo un comune amico, Antonio Ricci. Era un uomo di straordinaria generosità", è il ricordo di Ernesto Ferrero, direttore del Salone del libro di Torino, fuori dalla camera ardente. "Quando mia moglie - aggiunge - aveva raccolto il libro 'Ricette del cuore', i cui proventi andavano al banco alimentare, e aveva chiesto agli amici di descrivere il piatto del loro cuore, lui anche in quell'occasione scrisse un racconto bellissimo e mandò una foto di lui bambino". "Ancora non riesco a crederci - ha concluso Ferrero - non posso crederci. Era un uomo di una vitalità e generosità e creatività straordinaria, con una presa diretta sulla vita ma anche una grande professionalità. Era il classico artigiano piemontese che fa bene tutto quello che fa".

"Giorgio come molti artisti aveva paura di non essere amato, ma lo era tantissimo. Saliva sul palco non per l'applauso, ma per essere amato", ricorda Massimo Cotto, amico intimo di Giorgio Faletti nonché assessore alla Cultura di Asti, fuori dalla camera ardente allestita al teatro Alfieri della città. "Le persone stanno affollando questo posto da questa mattina - spiega - alle dieci e trenta, quando il teatro era ancora chiuso, ho visto una ragazza che aspettava con una rosa in mano. Ha atteso fino alle tre. Questa è la dimostrazione di quanto la gente amava Giorgio".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata