Eternit, Schmidheiny condannato a 18 anni. Maxirisarcimento a Casale

Torino, 3 giu. (LaPresse) - "In parziale riforma" della sentenza di primo grado la corte d'appello di Torino ha condannato a 18 anni, due in più rispetto alla pena inflitta in primo grado, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, 66 anni, l'unico imputato rimasto al processo Eternit dopo la morte, avvenuta il 21 maggio scorso, del barone belga Louis De Cartier De Marchienne, a 92 anni. Entrambi erano stati condannati a 16 anni, il 13 febbraio 2012, per disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. Il pg Raffaele Giariniello aveva chiesto 20 anni di pena.

Il giudice Alberto Oggè ha dichiarato il "non doversi procedere" per il barone DeCartier, visto che è deceduto. In ogni caso, non avrebbe commesso il fatto prima del 1966. Ha anche stabilito la revoca nei suoi confronti delle sanzioni accessorie e civili, e di quelle civili per la Etex. Per quanto riguarda Schmidheiny, invece, il giudice ha stabilito che il periodo in cui gestì la Eternit va dal giugno del '76, per gli stabilimenti di Casale (Alessandria), Cavagnolo (Torino) e Bagnoli (Napoli) e dall'80 per quello di Rubiera (Reggio Emilia), e arriva fino al giugno dell'86 per Casale e Cavagnolo, fino all'85 per Bagnoli, fino all'84 per Rubiera. L'imputato è stato quindi assolto per il periodo che va dal giugno del '66 al '76 per non aver commesso il fatto. Resta penalmente responsabile per gli anni seguenti.

Venti milioni di euro di provvisionale sono sttai stabiliti dal giudice del processo Eternit per la Regione Piemonte, 30,9 milioni di euro per il Comune di Casale e 100mila euro per ogni sindacato costituitosi.

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