Eternit, pg Cassazione: Annullare condanna, reato prescritto

Eternit, Roma, 19 nov. (LaPresse) - Il procuratore generale della Corte di Cassazione Francesco Iacoviello ha chiesto "l'annullamento senza rinvio" della sentenza di appello del processo Eternit per intervenuta prescrizione. "Il processo avviene a distanza di moltissimi anni", ha spiegato.

Secondo Iacoviello, sono da rivedere i termini che descrivono il "concetto di disastro" e in particolare quando si verifica il "momento consumativo" di quest'ultimo. "Le morti - ha spiegato - giuridicamente non fanno parte del disastro. Se il tempo di latenza" del mesotelioma "è di 20 anni non vuol dire che il disastro è in atto oggi, ma era in atto 20 anni fa". Mentre "le sentenze precedenti fanno cessare il disastro quando saranno cessate le morti in eccedenza" nelle zone in cui si trovavano gli stabilimenti Eternit, il pg della Cassazione ne individua il momento consumativo "nell'immissione nell'ambiente delle fibre di amianto".

LEGALE PARTE CIVILE: assoluzione Stephan Schmidheiny sarebbe morte del diritto. "Attendiamo la sentenza e valuteremo quella. Certo l'imputato è uno degli uomini piu ricchi del mondo e se fosse assolto oggi, a fronte dell'epidemia che c'è stata, sarebbe la morte del diritto". Così Ezio Bonanni, avvocato di una delle parti civili nell'ambito del processo Eternit, commenta la decisione del procuratore generale della Corte di Cassazione Francesco Iacoviello che ha chiesto "l'annullamento senza rinvio" della sentenza di appello per intervenuta prescrizione. "Stephan Schmidheiny (condannato a 18 anni in appello, ndr) avrebbe almeno potuto chiedere scusa alle famiglie dei deceduti - ha aggiunto - Noi comunque non ci fermeremo, gli elementi documentali e probatori raccolti fin qui sono rilevanti".

AL VIA UDIENZA, IN AULA ANCHE I FAMILIARI VITTIME. Ha preso il via nell'aula Magna della corte di Cassazione l'udienza del processo Eternit. I giudici della Prima sezione penale della Massima corte dovranno decidere se confermare o meno la condanna a 18 anni di reclusione nei confronti del miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, unico imputato alla sbarra, dopo la morte del barone belga 92enne Louis De Cartier De Marchienne. L'accusa è disastro ambientale doloso. La requisitoria della procura di piazza Cavour è affidata a Francesco Iacoviello. Sono circa una trentina gli avvocati presenti. Numerose, tra il pubblico, le persone appartenenti a diverse associazioni di familiari delle vittime dell'amianto, provenienti da Casale Monferrato (Alessandria), ma anche dalla Svizzera, dall'Inghilterra e dal Brasile.

A svolgere la relazione è la consigliera relatrice Maria Stefania Di Tomassi. Si tratterà, viene spiegato, di una relazione lunga e dettagliata, volta a raccontare la vicenda dei quattro stabilimenti Eternit operativi in Italia. Oltre al più grande, quello di Casale Monferrato, chiuso nel 1986, c'erano impianti a Rubiera, Cavagnolo e Bagnoli. In tutto, è accertato che la fibra killer lavorata in questi siti abbia provocato più di tremila vittime, principalmente per mesotelioma, il tumore causato dall'amianto.

Rispetto alla sentenza di primo grado, quella di appello ha visto la pena carceraria crescere di due anni, poiché il reato di disastro doloso permanente è stato riconosciuto anche per i siti di Rubiera e Bagnoli, oltre che Casale Monferrato e Cavagnolo. Ma è diminuito il numero delle parti civili risarcite. Inoltre, la sentenza ha considerato prescritto il reato di omissione dolosa di misure di sicurezza all'interno degli stabilimenti. Al termine della relazione il Pg Francesco Iacoviello svolgerà la sua relazione. Operatori video e fotografi non sono stati ammessi in Aula.

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