Eternit, mercoledì la Cassazione. Casale spera, imputato punta sul web

di Ilaria Leccardi

Casale Monferrato (Alessandria), 14 nov. (LaPresse) - "Ci attendiamo una sentenza ancorata alla verità, che confermi il disastro ambientale, il dolo e la permanenza del reato, perché di gente a Casale Monferrato ne è morta molta e continua a morirne". Bruno Pesce guida da anni la lotta di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria contro la multinazionale dell'amianto e, a cinque giorni dalla sentenza di Cassazione del processo che ha sul banco degli imputati Stephan Schmidheiny, ex amministratore delegato dell'impresa che lavorava la fibra killer, guarda con fiducia all'esito.

Dopo i verdetti emessi dal tribunale di Torino (16 anni in primo grado per Schmidheiny e il barone belga Louis de Cartier de Marchienne; 18 anni in secondo grado per il solo svizzero, dopo il decesso dell'altro imputato), la sentenza di Cassazione è attesa per mercoledì 19 novembre. Migliaia le parti civili, tra famigliari delle vittime e ammalati nei luoghi dove avevano sede le fabbriche Eternit in Italia. Oltre a Casale, anche Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli (Napoli).

Un momento a cui la città piemontese si sta preparando da mesi. Un centinaio di persone, per lo più famigliari delle vittime, ma anche attivisti e membri della società civile, partirà alla volta di Roma, per essere presente con un presidio al momento della sentenza. Alla loro guida lo stesso Pesce, numero uno del comitato Vertenza Amianto. "In questi anni - spiega - abbiamo portato avanti un lavoro assiduo e impegnativo su tre fronti: giustizia, sanità e bonifica. Ottenere la conferma della sentenza di appello avrebbe una valenza enorme, perché stabilirebbe in modo definitivo le colpe di coloro che hanno deciso le politiche in materia di amianto e che hanno continuato a difenderne l'uso. Ma anche le colpe di chi, come dimostrato dall'indagine relativa al nostro processo, in fabbrica faceva un utilizzo sistematico di tecniche di contro-informazione sulla pericolosità dell'amianto, per chiare ragioni economiche?".

SI CONTINUA A MORIRE. A Casale Monferrato la fabbrica di lavorazione di amianto ha chiuso nel 1986, sei anni prima della messa al bando della sostanza in Italia. Ma la strage non si è mai fermata e, anzi, negli ultimi anni è aumentata in termini di vittime. "Solo in città - continua Pesce - si registrano 50 casi all'anno di morti per mesotelioma, 70 in tutta la provincia di Alessandria. Ora che la fabbrica è chiusa, si è evidenziato che i casi di mesotelioma aumentano, in particolare tra i cittadini che non hanno mai lavorato negli stabilimenti Eternit, mentre diminuiscono i casi di asbestosi, patologia più legata direttamente all'attività professionale. A Casale sono già oltre 1.200 le vittime dell'amianto tra coloro che avevano lavorato alla Eternit e 800 tra i cittadini non dipendenti dell'azienda?".

Il mesotelioma è il tumore prettamente legato all'amianto. La malattia ha una lunga latenza e può emergere anche diversi anni dopo l'esposizione alla sostanza killer. Ultimo caso che ha fatto notizia è stato quello di una ragazza di 28 anni, stroncata proprio da questo tumore ad Alessandria.

FAR VALERE I DIRITTI. Per chi, come Bruno Pesce, da decenni guida la battaglia contro l'amianto, non basta sapere che il 19 novembre potrebbe essere messa una parola definitiva sulla colpevolezza dell'imputato. "In caso di sentenza positiva - spiega - porteremo avanti un'azione per cercare di superare un classico limite italiano, ossia la difficoltà per le vittime di vedere rispettati i propri diritti attraverso un riconoscimento risarcitorio. Purtroppo, spesso in Italia le vittime di un reato dopo un processo sono abbandonate a loro stesse. Qualunque sia l'esito del processo, chiediamo allo Stato di tutelare queste vittime, di non abbandonarle".

"In processi come l'Eternit - dice Pesce - in cui l'imputato non risulta avere beni in Italia, è difficile arrivare a un pagamento delle provvisionali. ?È come se la persona condannata dicesse: 'I miei soldi, se siete capaci, venite a prenderveli'. Lo Stato, invece, ha un dovere nei confronti dei cittadini. In caso di conferma della condanna, chiediamo dunque che si formi una cordata unica per far rispettare la sentenza anche all'estero, dove Schmidheiny ha i propri beni. Quando si è verificata una strage non si può far finta di niente".


L'IMPUTATO SI DIFENDE SU INTERNET. Nel corso del processo, sia di primo sia di secondo grado, gli imputati non si sono mai presentati in aula. Stephan Schmidheiny si è sempre detto innocente e oggi non manca occasione in cui il magnate svizzero non sottolinei le sue attività filantropiche in tutto il mondo. Da qualche tempo è anche attivo un sito internet (espacioschmidheiny.net) volto esplicitamente a informare sulle sue attività e "facilitare l'accesso alle informazioni relative al processo giudiziario che lo coinvolge". Un portale che lo dipinge come "capro espiatorio" di una situazione, illustrando tutte le attività che durante la sua gestione ha intrapreso per limitare i danni della lavorazione dell'amianto. Più volte si sottolinea che lo svizzero assunse la guida della multinazionale all'età di 29 anni. Inoltre, il sito ricorda che a Casale si lavorava amianto anche in altre imprese.

"È come se cercasse una forma di correità", commenta su questo punto Nicola Pondrano, altro leader storico della lotta casalese, oggi presidente del Fondo nazionale vittime dell'amianto. Il portale, tuttavia, non ricorda le condizioni in cui la fabbrica Eternit venne lasciata al momento della sua chiusura, con "vetri rotti e polverino ovunque", aggiunge ancora Pondrano.

I BRASILIANI DA GUARINIELLO. Come già accaduto per le sentenze di primo e secondo grado, anche quella di Cassazione è attesa non solo in Italia. In vista del 19 novembre, arriveranno a Roma delegazioni da diversi Paesi, come Belgio, Svizzera, Francia. E poi, soprattutto, Brasile. Nei prossimi giorni sono infatti attesi a Casale una quarantina di rappresentanti del Paese sudamericano, tra cui anche tre procuratori, guidati da Luciano Lima Leivas, responsabile nazionale del programma di divieto dell'amianto in Brasile. In programma per loro anche un incontro con Raffaele Guariniello a Torino.

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