Eternit, Cassazione annulla condanna: reato prescritto

Roma, 19 nov. (LaPresse) - La condanna di Stephan Schmidheiny per il processo Eternit è stata annullata senza rinvio perché il reato è prescritto. Lo ha annunciato il presidente della prima sezione penale della corte di Cassazione Arturo Cortese, che ha accolto la richiesta del procuratore generale Francesco Iacovello che chiedeva la cancellazione della condanna a 18 anni in secondo grado per il magnate svizzero per disastro ambientale doloso permanente e omissione di misure antinfortunistiche.

FAMILIARI GRIDANO 'VERGOGNA! VERGOGNA!'. Al momento della lettura del provvedimento, i famigliari delle vittime e i rappresentanti delle associazioni - provenienti da Casale Monferrato, ma anche dalla Svizzera, dall'Inghilterra e dal Brasile - presenti in aula hanno gridato "Vergogna! Vergogna".

CANCELLATI RISARCIMENTI A FAMILIARI VITTIME. "Travolti tutti i risarcimenti" ai familiari delle vittime dell'amianto. Così il legale di parte civile Sergio Bonetto spiega ai giornalisti la sentenza con cui la corte di Cassazione ha annullato senza rinvio per avvenuta prescrizione la condanna a 18 anni del magnate svizzero Stephan Schmidheiny. Di fatto la sentenza cancella tutti i risarcimenti che erano stati stabiliti sia in primo sia in secondo grado di giudizio a Torino. La tesi del pg, spiega ancora il difensore di circa 400 parti lese, "viene accolta totalmente" perché si definisce la prescrizione, che per il reato di disastro ambientale è di 12 anni, in un arco temporale che va dal 1986 (anno del fallimento della Eternit) al 1998. Il primo grado di giudizio, infatti, è stato celebrato nel 2012, con sentenza di condanna per Schmidheiny e per il barone belga 92enne Louis De Cartier De Marchienne, morto poche settimane prima del 3 giugno 2013, quando, invece, è stata emessa la sentenza in appello. Proprio nel secondo grado di giudizio la condanna di Schmidheiny era stata portata da 16 a 18 anni.

FAMILIARE VITTIME: ORA ASPETTO GIUSTIZIA DIVINA. "Adesso aspetto la giustizia divina. E spero che almeno questa sia giusta". Così la signora Luisa, esponente di una delle associazioni dei familiari delle vittime dell'amianto di Casale Monferrato, commenta a caldo la sentenza con cui la Cassazione ha annullato la condanna del magnate svizzero Stephan Schmidheiny per la prescrizione del reato. "Sono qui non perché ho perso un parente - aggiunge con le lacrime agli occhi - ma perché amo la mia città, ma l'Italia forse non la ama".

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