Eruzione Etna, si temono nuove colate laviche

Catania, 24 ott. (LaPresse) - "Se l'analisi dei campioni di prodotti eruttati questa notte mostrerà una composizione differente da quella della sacca di magma che si è formata lo scorso anno, ci sono probabilità di nuove eruzioni". Lo ha detto a LaPresse la vulcanologa dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Sonia Calvari, in merito alle attività di sorveglianza e analisi della fase eruttiva dell'Etna, avvenuta ieri sera, la 17esima dall'inizio dell'anno. "I vulcanologi - ha spiegato - oggi sono sull'Etna per cercare di raccogliere campioni, in modo da poterli confrontare con quelli delle eruzioni precedenti".

Il lavoro degli esperti, però, potrebbe essere messo a rischio dalle cattive condizioni del tempo. La sommità del vulcano, infatti, è coperta dalle nuvole. "Per i risultati delle analisi - ha spiegato Calvari - ci vorranno alcuni giorni e nel pomeriggio sapremo se è stato possibile raccogliere campioni di roccia". L'obiettivo è di capire se il magma eruttato ieri sera è residuo, oppure se nel sistema dell'Etna è entrato nuovo materiale, fatto che potrebbe significare che le possibilità di nuove eruzioni non sono così remote.


Intanto è stato riaperto questa mattina alle 5.30 l'aeroporto Fontanafredda di Catania, chiuso ieri sera alle 20.30 dopo una fase eruttiva dell'Etna, boati, fontane di lava ed emissione di cenere vulcanica. Durante la mattinata l'operativo voli dello scalo sarà soggetto ad alcune modifiche per consentire alle compagnie interessate dalla chiusura dello spazio aereo di far partire i propri passeggeri. L'eruzione di ieri è stata la 17esima dall'inizio del 2011. Secondo i dati raccolti dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia la fase precedente all'eruzione è stata molto breve, mentre l'attività di fontanamento lavico è durata per quasi due ore prima di diminuire gradualmente. Una colata di lava è scesa lungo la parete occidentale della Valle del Bove, mentre la nube di cenere è stata spinta dal vento verso est-sudest, causando ricadute di cenere e lapilli sugli abitati di Zafferana e Santa Venerina e dintorni.

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