Ebola, Ippolito: Spallanzani in trincea con crisi di personale

Di Denise Faticante

Roma, 14 mag. (LaPresse) - Personale specializzato. Medici e volontari attivi e disponibili 24 ore su 24. Stanze a pressione positiva o negativa a seconda delle necessità. Guanti, tute protettive bianche, occhiali e visiera sempre addosso e ambulanze con bioprotezione. L'ospedale romano Spallanzani è una vera e propria trincea. In queste ore, nel centro d'eccellenza per le malattie infettive, si combatte, si studia e si lotta per l'infermiere di Emergency rientrato dalla Sierra Leone domenica scorsa dopo aver contratto l'ebola. Ma anche su questo ospedale, dove si lavora in situazioni di allarme sempre alti e costanti, aleggia l'ombra della crisi economica. "Abbiamo una grave crisi di personale", dice il direttore scientifico Giuseppe Ippolito in una conversazione con LaPresse. "Nonostante ciò - continua - l'istituto sta assistendo questo paziente, come tutti gli altri, e garantendo un eccezionale livello di diagnostica".

Intorno all'infermiere sardo ruotano cento persone. "Ci sono - sottolinea Ippolito - un centinaio di operatori volontari, specificatamente formati a gestire febbri emorragiche che seguono rigidi protocolli e mettono in atto vari sistemi di controllo". Un team che ha già alle spalle non solo l'esperienza sul passato caso di Ebola, ma soprattutto sui 22 casi rimpatriati in Ue e Usa.

L'ebola fa paura, è una grave patologia acuta, spesso fatale. Sono quattro gli aspetti che contraddistinguono il virus: elevata mortalità, alta contagiosità, assenza di terapia specifica e assenza di profilassi. Ieri i medici hanno annunciato l'utilizzo di un farmaco sperimentale arrivato dall'estero. Oggi in campo anche il secondo. Si tratta di antivirali. Ma c'è anche la possibilità dell'uso di un siero di donatore guarito.

"Il coordinamento centralizzato per la gestione delle unità di plasma disponibili - ha detto ancora il direttore - opererà le valutazioni di potenziale utilità e compatibilità". Il plasma, secondo Ippolito, è comunque "una delle varie opzioni terapeutiche". Allo Spallanzani c'è grande attenzione ma non preoccupazione visto che il paziente è un esperto e, appena ha avvertito la sintomatologia, si è messo in autoisolamento applicando tutti i protocolli del caso. Quindi nessuno si sbilancia sul decorso e sul futuro anche perché, conclude Ippolito: "ogni paziente è un caso clinico a sé stante".

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