Marco Cappato con Valeria Imbrugno, compagna di dj Fabo
Dj Fabo, la Consulta rinvia la decisione: un anno al Parlamento per legiferare. Cappato: "Riconosciute le nostre ragioni"

La Corte ha deciso di rimandare la trattazione della questione di costituzionalità dell'articolo 580 codice penale all'udienza del 24 settembre 2019. Fico: "La politica affronti il tema dell'eutanasia"

"L'attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti". La Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla costituzionalità del reato di aiuto al suicidio nel caso che vede imputato Marco Cappato a Milano per la morte di Dj Fabo, ha deciso di rinviare la questione all'udienza del 24 settembre 2019. Entro allora il Parlamento è chiamato a "intervenire con un'appropriata disciplina". Nell'attesa, il processo a Cappato è sospeso.

L'esponente radicale e tesoriere dell'associazione Luca Coscioni ha accompagnato Fabiano Antoniani, in arte dj Fabo, 40enne milanese rimasto tetraplegico e cieco dopo un incidente automobilistico, in Svizzera per ricevere assistenza al suicidio, dove è morto il 27 febbraio 2017. Nel febbraio scorso Cappato, che si era autodenunciato dopo la morte di Fabo, è stato assolto dall'accusa di istigazione al suicidio, mentre per quella di aiuto al suicidio, per cui rischia da 5 a 12 anni di carcere, è stato chiesto un giudizio di costituzionalità sull'articolo 580 del codice penale che prevede tale reato e che anche per il procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano risente delle influenze dell'epoca fascista in cui il codice Rocco fu scritto nel 1930. La Consulta ne ha rilevato l'inadeguatezza, invitando il Parlamento a colmare i vuoti legislativi.

"La Corte ha riconosciuto le nostre ragioni", rimarca Cappato, "è dunque di fatto un successo", mentre per la sua legale, Filomena Gallo, si tratta di una "decisione storica". L'esponente radicale, che da anni si batte per la libertà di scelta sul fine vita, sollecita ora a discutere la proposta di legge di iniziativa popolare per l'eutanasia legale ferma da 5 anni in Parlamento e annuncia che la "disobbedienza civile" andrà avanti. I Radicali italiani parlano di rammarico per il rinvio della decisione della Consulta, perché "sfugge cosa vi fosse in concreto da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti".

Il presidente della Camera, Roberto Fico, invita la politica ad affrontare il tema dell'eutanasia e aprire il dibattito, ma sarà tutt'altro che semplice.

Se il capogruppo dem a Palazzo Madama, Andrea Marcucci, dice che il Pd è disposto a sedersi a un tavolo "per concordare una buona legge sul fine vita", il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha già messo in chiaro che un provvedimento che consenta l'eutanasia, per quanto in loro potere, non si farà: "L'omicidio per legge non ci sarà mai". Nel Movimento 5 Stelle potrebbe esserci qualche apertura, ma sul fronte Lega è difficile immaginare che ci possa essere un via libera; il tema è divisivo e il Carroccio avrebbe dalla sua di potersi sempre appellare al fatto che il tema non è nel contratto di governo. 

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