Dj Fabo, Cappato: "Era mio dovere aiutarlo a morire"
L'esponente dei Radicali al processo che lo vede imputato per aiuto al suicidio e per aver accompagnato in auto in Svizzera il 40enne milanese

"Non mi ritengo responsabile di aver rafforzato in alcun modo l'intento suicidiario di Fabiano Antoniani, ma ritengo di averlo aiutato materialmente a raggiungere la Svizzera e ritengo che questo fosse un suo diritto e di tutte le persone che sono nella sua stessa condizione". Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni ed esponente dei Radicali, ha concluso così la sua testimonianza nel processo che lo vede imputato per aiuto al suicidio e per aver accompagnato in auto in Svizzera il 40enne milanese, Dj Fabo, rimasto cieco e tetraplegico in un incidente d'auto, e averlo aiutato a raggiungere la clinica Dignitas di Frock, vicino a Zurigo, dove ha scelto di mettere fine alle sue sofferenze.

"Fabiano avrebbe potuto vivere ancora o sopravvivere per altri 10 o 15 anni - ha spiegato Cappato - Se non ci fosse stato nessuno a aiutarlo a ottenere ciò che voleva Fabiano Antoniani sarebbe stato ancora vivo. La sua determinazione, però, era tale che dubito potesse non ottenere ciò che desiderava. Quando mi ha detto: 'Se tu non mi aiuti uno che mi spara lo trovo, anzi l'ho già trovato', sono parole che ho preso molto sul serio. In questo senso, il mio aiuto a Fabiano a morire in quel modo in quel giorno è stato determinante".L'udienza si è aperta con la proiezione in aula della video-intervista della Iena Giulio Golia a dj cui Fabo, che commosso i presenti: in lacrime non solo la madre del 40enne e la fidanzata Valeria, ma anche la pm Tiziana Siciliano, il pubblico e i giurati popolari.

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