Diciotti, si indaga per sequestro di persona. Sulla nave è caos di poteri
Un caso sempre più complicato dal punto di vista politico, giudiziario e umanitario

La situazione è complicata e intricata sotto tutti i punti di vista: politico, giudiziario e umanitario. I 177 migranti che da una settimana sono a bordo della nave Diciotti della Guardia Costiera e da due stazionano davanti al porto di Catania, sono oggetto di un contenzioso che sta prendendo dimensioni europee e internazionali.

Salvini è furioso, l'Europa pare restia ad intervenire e nel frattempo i migranti restano nel porto di arrivo. Ma si aprono scenari poco confortanti. Intanto la procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta per sequestro di persona, e le pressioni per la 'liberazione' degli eritrei sono innumerevoli e arrivano da più parti. Non solo dalle organizzazioni umanitarie, dai magistrati dei tribunali italiani dei minori ma anche da parte dell'Europa che attraverso la portavoce Tove Ernest definisce la situazione un "imperativo umanitario".

Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, che è salito a bordo dell'imbarcazione, parla di numerosi casi di scabbia e di migranti provati da un lungo ed estenuante viaggio.

Ma come si è arrivati a questo punto? Giorni fa la procura di Agrigento apre un fascicolo per "individuare scafisti e soggetti dediti al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina" ma anche "per conoscere le condizioni dei 177 migranti superstiti a bordo". Quindi una volta attraccata al porto deve essere messa in campo l'identificazione. Dopo l'apertura del ministro Toninelli all'attracco a Catania la vicenda sembra in via di risoluzione. Invece interviene il Viminale che, per una questione di ordine pubblico, non concede alcuna autorizzazione allo sbarco aggiungendo poi che non farà scendere nessuno fino a che non si avrà la certezza che i paesi dell'Unione Europa si offrano per una redistribuzione.

Ma si può vietare lo sbarco? Teoricamente sì solo in caso di ordine pubblico, appunto, o di problemi sanitari. Ma queste norme vanno di pari passo e talvolta 'cozzano' con il divieto italiano ed europeo dei respingimenti.

Il caso della Diciotti può essere considerato senza precedenti perché non si capisce bene chi comanda. A terra comanda il Viminale, con questura e prefettura, ma anche l'autorità giudiziaria per aspetti penali. Sull'imbarcazione a dettare ordini è il ministero dell'Economia o la Marina Militare, a seconda dei casi, cioè la Difesa. In più, se la Diciotti ha lo status di nave militare, gli ordini possono essere dati oltre che dal ministro della Difesa anche dal Presidente della Repubblica che, com'è noto, è il capo delle Forze Armate. Potrebbe essere lui a prender in mano la situazione e sbloccare l'impasse. E intanto si aspetta che anche l'Europa batta un colpo.

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