Desirée, resta in carcere quinto uomo ma cade aggravante: "Non le diedi droghe"

La gip Maria Paola Tomaselli convalida il fermo e dispone il carcere per aver ceduto psicofarmaci o droghe agli stranieri arrestati nella stessa indagine

"Io non ero lì quando è morta e non ho dato droga a Desirée". Così si difende nell'interrogatorio di convalida, a Regina Coeli, Marco Mancini, il 36enne finito in arresto nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Desirée Mariottini. La gip Maria Paola Tomaselli convalida il fermo e dispone il carcere per aver ceduto psicofarmaci o droghe agli stranieri arrestati nella stessa indagine, ma annulla l'aggravante della cessione diretta alla minore.

Il tribunale del riesame si è riservato sulla richiesta di scarcerazione nei confronti di Mamadou Gara, il terzo straniero fermato a Roma per la morte della ragazza. Ieri i giudici del tribunale della libertà si sono pronunciati sulle posizioni di Alinno Chima e Brian Minteh, le altre due persone finite in manette, nei confronti delle quali è stata annullata l'accusa di omicidio. Resta per i due il reato di spaccio mentre viene derubricata l'accusa di violenza sessuale che, secondo il tribunale, c'è stata ma non 'di gruppo'.

La procura va avanti con l'impostazione iniziale, convinta che i quattro arrestati (tre a Roma e uno a Foggia, per il quale l'accusa di omicidio era già caduta in sede di convalida del fermo) fossero consapevoli che il mix di droghe offerto alla sedicenne l'avrebbe uccisa, ma nei fatti, le decisioni arrivate tra ieri e oggi incrinano i risultati dell'inchiesta: l'accusa di omicidio, con tutta probabilità, sarà derubricata per tutti nel reato di 'morte come conseguenza di altro reato', mentre l'interrogatorio di Mancini butta giù un altro tassello dell'inchiesta.

Secondo la ricostruzione della procura, quando morì, la ragazza frequentava lo stabile abbandonato in Via dei Lucani, nel quartiere San Lorenzo, da quasi due settimane: lì si procurava la droga e la consumava. Andava e veniva da quel posto, dove la notte del 19 ottobre è deceduta dopo aver assunto un mix di droghe e psicofarmaci. Quando si è sentita male, nessuno ha chiamato il 118 e la giovane, ridotta all'incoscienza, è stata violentata. Desirée non si è opposta in alcun modo: non poteva farlo perché non era in sé, non si reggeva in piedi mentre gli aggressori, senza nessuna pietà le erano addosso. Dopo gli abusi l'hanno abbandonata a terra, tremante, si sono allontanati e l'hanno lasciata morire.
 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata