Delitto Macchi, chiesta la riesumazione dei resti di Lidia
La giovane venne uccisa a gennaio 1987 con 29 coltellate, e il corpo sepolto nel cimitero di Casbeno a Varese.

Secondo quanto si apprende da fonti legali, il sostituto pg di Milano Carmen Manfredda ha chiesto la riesumazione del cadavere di Lidia Macchi. La giovane venne uccisa a gennaio 1987 con 29 coltellate, e il corpo sepolto nel cimitero di Casbeno a Varese.  Lo scorso 15 gennaio, a distanza di 30 anni dal delitto di Lidia Macchi, era stato arrestato un ex compagno di liceo della vittima, Stefano Binda, 47 anni, di Brebbia in provincia di Varese. Secondo gli investigatori sarebbe stato lui ad uccidere con 29 coltellate la 19enne. Sempre lui per gli inquirenti nei giorni successivi al delitto avrebbe spedito alla famiglia della ragazza una lettera anonima nella quale si alludeva alla vita privata della 19enne vicina a Comunione e Liberazione. Le indagini erano state riaperte dal sostituto pg di Milano Carmen Manfredda nel 2013.

 

Si cercano tracce di Dna che potrebbero essere riconducibili a Stefano Binda, ex compagno di liceo di Linda Macchi e arrestato il 15 gennaio scorso. Per lui l'accusa è di aver violentato e ucciso la ragazza. Dalle sostanze organiche potrebbe emergere con più chiarezza se la giovane, prima di essere assassinata, ha avuto rapporti con lui. A chiedere la riesumazione dei resti, a novembre 2015, erano stati i famigliari di Lidia, dando disponibilità alla pg. Ora sarà il gip, nell'attuale fase di indagine preliminare, a decidere se concedere la riesumazione con la forma dell'incidente probatorio, con quali termini e modalità. "È un momento delicatissimo, e fare questo accertamento è indispensabile per far luce sulla vicenda", dice a LaPresse l'avvocato della famiglia Macchi, Daniele Pizzi. "Se è possibile riesumare una mummia dell'antico Egitto, ancor più lo può essere nel nostro caso, a 30 anni dal decesso", aggiunge il legale.
 

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