Cucchi, madre in lacrime in aula: "Dal cadavere non l'ho riconosciuto"
Il toccante racconto di Rita Calore, mamma del geometra morto il 22 ottobre 2009 alcuni giorni dopo l'arresto per droga. Sono cinque i carabinieri coinvolti nel processo

"L'ho partorito, l'ho cresciuto l'ho portato per mano, quando l'ho visto cadavere non l'ho riconosciuto". Sono le parole di Rita Calore, che così ricorda il figlio, Stefano Cucchi, nel processo che vede imputati cinque carabinieri per la sua morte. "Era uno scheletro, tutto nero - aggiunge la donna davanti ai giudici della prima Corte d'assise di Roma, visibilmente commossa - aveva una mascella rotta, un occhio fuori dall'orbita. C'erano poliziotti che giravano dappertutto e uno di loro scuoteva la testa".

"Come è possibile che un ragazzo muoia in quel modo nell'ambito dello Stato? - si chiede Giovanni Cucchi, padre di Stefano, anche lui testimone in aula - Quando l'ho visto, all'obitorio, non sembrava Stefano...ma un marine morto in Vietnam con il napalm". "Non posso dimenticare le urla disperate dei miei genitori quando ebbero la possibilità di vedere il cadavere del figlio - dice Ilaria, sorella di Stefano, durante la deposizione - Piangevano, imprecavano, io non avrei voluto vederlo, preferivo ricordarlo con il suo sorriso". Il ricordo di nove anni fa è indelebile e viene riportato in modo vivido dalle parole e dalle lacrime dei familiari del geometra morto nell'ottobre del 2009, una settimana dopo l'arresto per droga.

Sono cinque i carabinieri coinvolti nel processo sulla morte del giovane: Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro, Francesco Tedesco, rispondono di omicidio preterintenzionale. Tedesco risponde anche di falso nella compilazione del verbale di arresto di Cucchi e calunnia insieme al maresciallo Roberto Mandolini, all'epoca dei fatti a capo della stazione Appia, dove venne eseguito l'arresto. Vincenzo Nicolardi, anche lui carabiniere, è accusato di calunnia con gli altri due, nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria che vennero accusati nel corso della prima inchiesta sul caso.

Stefano Cucchi venne arrestato 15 ottobre del 2009 in via Lemonia, a Roma, a ridosso del parco degli Acquedotti, perché sorpreso con 28 grammi di hashish e qualche grammo di cocaina. Secondo l'accusa, il giovane fu colpito la notte del suo arresto, dai tre carabinieri imputati con "schiaffi, pugni e calci". Il pestaggio, per la procura, causò tra l'altro "una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale" provocando sul giovane "lesioni personali che sarebbero state guaribili in almeno 180 giorni e in parte con esiti permanenti, ma che nel caso in specie, unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell'ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte", il 22 ottobre del 2009. Nel procedimento sono parte civile, oltre ai familiari del giovane, il Comune di Roma, Cittadinanzattiva e gli agenti della penitenziaria accusati nella prima inchiesta sulla morte del giovane. 

 

 

 

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