Crisi, Bagnasco: Calamità non investire su giovani, bene Letta

Roma, 13 giu. (LaPresse) - L'Italia investa sui giovani. Lo chiede il cardinale Angelo Bagnasco al congresso della Cisl a Roma "Per il nostro Paese - dice il capo dei vescovi italiani - lo scarso investimento sui giovani in termini di formazione scolastica e universitaria, oltre che di inserimento nel mondo lavorativo, assume il carattere di un'autentica calamità, che si trasforma in dramma esistenziale per molti". Il presidente della Cei si rivolge poi ai giovani, che dovranno mostrare "spirito di sacrificio, adattabilità e intraprendenza, accettando di compiere lavori che non sempre corrispondono in pieno alle loro aspettative e sapendo essi stessi immaginare nuove modalità e forme di impiego".

E sul tema occupazionale Bagnasco aggiunge che "urge investire finanziariamente a favore delle aziende, soprattutto quelle medie e piccole, che più delle atre faticano a proseguire la loro attività". Il capo dei vescovi italiani fa poi un appello al sistema Paese. "L'Italia ripensi al modello di sviluppo finora adottato. Da qualche tempo - dice Bagnasco nel suo discorso - quasi ogni giorno restiamo attoniti nell'ascoltare dati e statistiche che ci rivelano il difficile, o forse è meglio dire il drammatico andamento dell'economia e del mondo del lavoro". Bagnasco riconosce il momento difficile, ma è fiducioso nel nuovo governo. "L'attenzione al problema del lavoro è al centro delle iniziative a cui il nuovo esecutivo ha dato la priorità, come ieri lo stesso presidente del Consiglio ci ha assicurato. Pur comprendendo la difficoltà di questo nodo così complicato - spiega il cardinale - siamo incoraggiati dall'impegno assunto". Per ovviare ai problemi economici Bagnasco chiama a gran voce i sindacati di categoria. Davanti agli "squilibri economici" di questi tempi i "sindacati dovranno far sentire la loro voce, mettendo da parte ogni incertezza". "Sovente - continua durante il congresso della Cisl - la crescita economica non ha comportato una reale redistribuzione e partecipazione dei benefici raggiunti, rimanendo eccessivamente selettiva. Questo fenomeno oggi si radicalizza, come gli istituti statistici non mancano di rilevare, causando una polarizzazione nel possesso delle ricchezze e a un'inaccettabile forbice tra i salari". Bagnasco si sofferma su altri due problemi dell'Italia. "Ove fossero diffuse le pratiche dell'evasione fiscale, della corruzione, dell'inadempienza ai propri obblighi civili e del disinteresse per la cosa pubblica - dice il cardinale - il progresso sarebbe sempre impedito o quantomeno fortemente rallentato".

Il presidente della Cei nel suo intervento spiega come l'uomo possa uscire dalla crisi: "Bisogna partire dalla dignità dell'uomo, nel lavoro è in gioco l'umanità stessa dell'uomo, perché è espressione della sua persona, della sua intraprendenza e del suo ingegno". Per queste ragioni, del lavoro l'uomo ha diritto; senza di esso, infatti, non può realizzarsi come persona, dotata di intelletto e di creatività, né offrire il suo pieno contributo al bene comune. "Ora - dice ancora Bagnasco - un contesto sociale incapace di offrire lavoro ad ampie fasce della popolazione si condanna di fatto alla recessione e all'impoverimento; non solo a un impoverimento economico, ma ancor più culturale e antropologico, perché non sa mettere a frutto il capitale umano che è la prima e più vera ricche".

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