Criminalità a Ostia: 10 condanne, ma per i giudici non fu mafia
In appello pene ridotte e cade l'accusa di associazione mafiosa

Si è concluso con 10 condanne, e la caduta dell'accusa di associazione mafiosa, il processo di appello a diciotto persone seguito alle indagini sulla criminalità di Ostia nella quale erano imputati componenti delle famiglie Fasciani e Triassi. Assolti i due esponenti della famiglia Triassi, Vito e Vincenzo, come già in primo grado, e altre sei delle persone finite a processo. Erano diciotto le persone alla sbarra, per quindici delle quali il pg Giancarlo Amato aveva chiesto una condanna complessiva a oltre 200 anni di carcere. La sentenza della Corte d'appello, che ridimensiona completamente il primo grado, ne prevede complessivamente 56. Caduta l'associazione mafiosa e l'aggravante del metodo mafioso, gli imputati sono stati condannati per reati che vanno, a seconda delle posizioni, dall'usura alla gestione appalti e controllo illecito di attività economiche.

Carmine Fasciani, considerato il capo del gruppo, viene condannato a dieci anni, contro i 27 anni e nove mesi richiesti dal pg. Fortemente ridimensionate tutte le pene di primo grado:  cinque anni e otto mesi di carcere per Terenzio Fasciani (8 anni e mezzo la richiesta del pg); cinque anni e quattro mesi per Sabrina Fasciani (a fronte dei 25 anni e 10 mesi richiesti); quattro anni e dieci mesi per Azzurra Fasciani (11 anni la richiesta); quattro anni e sei mesi per Alessandro Fasciani (11 anni la richiesta); sei anni e sei mesi per Silvia Franca Bartoli (16 anni e 9 mesi la richiesta); quattro anni e sei mesi per Riccardo Sibio (25 anni e 3 mesi la richiesta pg); quattro anni e sei mesi per John Gilberto Colabella (13 anni la richiesta pg); quattro anni e se mesi per Luciano Bitti (12 anni e 9 mesi la richiesta pg); cinque anni e otto mesi per Gilberto Inno (5 anni e mezzo, ma era stato assolto in primo grado la richiesta pg).

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