Costa Concordia, il giorno del ricordo fra lacrime e abbracci

Dal nostro inviato Fabio De Ponte

Isola del Giglio (Grosseto), 13 gen. (LaPresse) - E' tornato alle Scole lo scoglio che esattamente un anno fa, il 13 gennaio 2012, davanti all'isola del Giglio fu strappato dalla nave Costa Concordia, che per questo scontro, arenandosi davanti all'isola, viene ricordata come la nave della tragedia. Persero la vita 32 persone, di cui due ancora disperse, e 110 furono i feriti. I due dispersi sono Russel Rebello, cameriere di origine indiana in servizio sulla nave, per il quale al Giglio c'era il fratello Kevin, e Maria Grazia Trecarichi, passeggera per la quale era presente il marito Elio Vincenzi.

LA POSA DELLO SCOGLIO - La giornata della commemorazione si è aperta così, con la posa dello scoglio. Successivamente il traghetto con a bordo i parenti delle vittime della Costa Concordia si è avvicinato al relitto della nave, distante alcune centinaia di metri. Davanti allo scafo i parenti hanno lanciato mazzi e corone di fiori in acqua. Alcuni si sono raccolti qualche istante in preghiera. La nave dei parenti delle vittime ha salutato il gesto della posa con due suoni prolungati di sirena. A bordo, sul ponte più alto nonostante il forte vento, qualcuno si abbracciava, qualcuno tratteneva le lacrime. L'imbarcazione ha poi invertito la prua e si è diretta verso terra.

LA MESSA - "Non si può morire così, per una sciocchezza. Per qualcuno che non sa fare il suo mestiere". Sono le parole dette fra le lacrime da una donna, parente di una delle vittime, mentre si stava recando in chiesa per la messa di commemorazione, che è seguita alla posa dello scoglio. Nel breve tratto che separa il porto dalla chiesa, un centinaio di metri, i parenti delle vittime sono apparsi provati e sono stati scortati da alcuni agenti delle forze dell'ordine.

"Voglio abbracciare le persone che rappresentano chi oggi non c'è più", ha detto il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, ricevendo nella chiesa del porto un riconoscimento del Comune per il lavoro del suo dipartimento. Gabrielli ha ricordato in particolare le due persone che risultano ancora disperse, sottolineando che "nel dolore portiamo ancora questo ulteriore dolore". Terminata la messa di suffragio e la consegna dei riconoscimenti delle autorità civili, i parenti delle vittime del naufragio della Costa Concordia sono usciti dalla chiesa del porto del Giglio. Lentamente, visibilmente commossi e un po' infastiditi dalla ressa dei giornalisti, si sono allontanati in gruppo per andare a pranzare insieme in un ristorante dell'isola, poco distante. "Ho perso mia madre nel naufragio, io non ero a bordo", ha raccontato un tedesco sulla cinquantina. "Sono arrabbiato con Schettino ma non con la Costa", ha spiegato, perchè "la Costa si è comportata correttamente".

CLINI - "I responsabili saranno puniti severamente e non ci sarà comprensione per chi ha sbagliato, dalla società in giù". Lo ha detto il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, arrivando all'Isola del Giglio, spiegando che questo è il messaggio che intende dare ai parenti delle vittime. "Credo che da questa vicenda - ha aggiunto il ministro - tutti abbiano capito che la superficialità e l'incompetenza qualche volta vengono sottovalutate. Invece rappresentano uno dei rischi e dei danni peggiori che si possano avere. Aver giocato con questa nave in quel modo è un messaggio per tutti: non si può scherzare mai. Bisogna garantire il massimo della competenza e della professionalità in tutte le cose che si fanno". La decisione di rinnovare lo stato di emergenza all'isola del Giglio, ha ancora spiegato Clini, "era una scelta dovuta, non potevamo lasciare le cose a metà. C'era bisogno di assicurare che le operazioni proseguissero fino a conclusione. Il sindaco lo aveva chiesto subito, il Governo giustamente non poteva fare altro".

NAPOLITANO - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al sindaco dell'Isola del Giglio, Sergio Ortelli, il seguente messaggio: "Ad un anno dal tragico naufragio della nave da crociera Costa Concordia, rivolgo il mio commosso pensiero alle trentadue vittime e la mia rinnovata solidarietà a quanti sono stati segnati da quel terribile incidente, le cui drammatiche immagini sono ancora vive nella memoria dell'intero Paese".

DE FALCO - SCHETTINO - "Il nostro intervento è stato preventivo. Madre Teresa di Calcutta dice che la soddifazione è quella che si è fatto tutto quello che si poteva fare. Io questa soddisfazione ce l'ho", ha affermato il capitano di fregata Gregorio De Falco, aggiungendo che "io la situazione l'avevo capita esattamente per com'era, perchè gli occhi miei erano i mezzi di soccorso. Era abbastanza chiaro che la situazione era drammatica. Noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo. Avremmo sperato di fare ancora di più se avessimo avuto la collaborazione che dovevamo attenderci", ha aggiunto riferendosi al comandante della nave, Francesco Schettino. "A Schettino - ha aggiunto il comandante di fregata - non ho nulla da dire. L'ex comandante della Concordia è indagato. Lui dovrà parlare con qualcun'altro, non con me", spiegando il perché non si è presentato ai microfoni di Rai1 dopo che la trasmissione 'L'Arena' aveva mandato in onda uno stralcio di un'intervista con il capitano della nave della Costa.

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