Cosa sono Muos, Tav e Tap: le infrastrutture che non piacciono ai militanti M5s

Il maxi radar, l'alta velocità e il gasdotto che rischiano di incrinare il rapporto tra governo e base grillina

Dopo la Tap e la Tav anche il Muos, il maxi impianto radar in costruzione nella riserva naturale della Sughereta di Niscemi (Caltanissetta), da tempo bersaglio delle battaglie ambientaliste, rischia di incrinare il rapporto tra il governo e il popolo del Movimento 5 Stelle.

Muos - Di possibili danni per l'ambiente e per la salute provocati dal Muos si parla da oltre 10 anni. Nel 2007 era stato il senatore di Insieme con l'Unione, Mauro Bulgarelli, a lanciare l'allarme, presentando un'interrogazione al ministro della Difesa dopo un'inchiesta di Rainews 24. Un anno dopo il sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino, aveva chiesto l'intervento dell'Agenzia regionale per l'ambiente per capire se la nuova stazione di controllo terrestre delle forze armate degli Stati Uniti potesse provocare danni all'ambiente e alla popolazione. Da allora si è formato un vasto movimento di opinione contro l'installazione delle parabole militari a Niscemi. La battaglia 'No Muos' è finita in tribunale, il 14 novembre spetterà al Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Sicilia pronunciarsi sulla sentenza emessa nel 2016 dallo stesso Consiglio che aveva sbloccato i lavori.

Tav - Tra le grandi opere a rischio di realizzazione c'è anche la linea di alta velocità Torino- Lione. "Per noi la Tav non un'opera in questo momento prioritaria", ribadisce il vicepremier Luigi Di Maio che spiega: "Noi Cinque Stelle siamo contro l'alta velocità in sé, siamo contro gli sprechi di soldi che non ci permettono di investire dove serve". Di avviso opposto l'alleato di governo, il leader leghista Matteo Salvini, che ospite di Bruno Vespa a 'Porta a Porta' confida che sarà il dossier in preparazione al ministero delle Infrastrutture a confermare o meno la necessità dell'opera. E se la linea ferroviaria, di cui si parla dagli anni novanta, risulterà "al passo con i tempi", il niet dei M5S potrebbe essere superato. "Dopo la Tap, si faranno anche il Terzo valico, le pedemontane, le superstrade, il tunnel del Brennero", assicura il leader del Carroccio.

Nel frattempo, però, il Consiglio comunale di Torino ha approvato un documento per dire no alla grande opera in cui chiede "formalmente" al governo di sospendere i lavori della Torino-Lione in attesa di valutare se non sia meglio potenziare la linea storica piuttosto che costruirne una nuova. Ma la Tav serve oppure no? Nei giorni scorsi 22 sindaci della Valsusa, tra cui quello di Chiomonte, e della Cintura Metropolitana di Torino che partecipano ai lavori dell'Osservatorio per l'asse Ferroviario della Torino-Lione hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio Conte, al sottosegretario alla presidenza Giorgetti e al ministro Toninelli in cui chiedono "di essere ascoltati". Gli amministratori locali piemontesi spiegano come il corridoio della Valle di Susa e della Maurienne, qualora si rinunciasse a proseguire i lavori resterà l'unico su tutte le Alpi nel quali il trasporto merci sarà delegato alla sola autostrada, "consapevoli che la linea storica, la più vecchia delle stesse, non è più in grado di assolvere questa funzione, mentre potrebbe diventare una linea turistica, oltre che una metropolitana di Valle da Torino alle sue montagne". Rinunciare al progetto, poi, avrebbe anche dei costi stimati intorno ai 2 milioni di euro.

Tap - Si farà, invece, il Tap, il gasdotto Trans-Adriatico che dalla Turchia, attraversando Grecia e Albania, approderà sulle coste pugliesi. La decisione presa dal governo giallo verde ha provocato non pochi mal di pancia ai militanti 5 Stelle e 'No Tap'. E mentre si continua a protestare proseguono anche i lavori nel tratto di mare antistante San Foca: la marina di Melendugno è stata scelta da consorzio che sta realizzando il Tap per l'approdo dell'impianto che parte dall'Azerbaigian e che - con TurkStream che aggirando l'Ucraina porta il gas dalla Russia meridionale alla parte europea della Turchia (i lavori sono iniziati a maggio scorso) e il Nord Stream 2 (la cui realizzazione è oggetto di scontro a Bruxelles)- una volta ultimato, legherebbe a doppio filo l'Europa occidentale con quella orientale. Nord Stream 2 una volta realizzato creerebbe un rapporto osmotico tra la Russia e la Germania a cui arriverebbero 55 miliardi di metri cubi di gas all'anno. L'impianto affiancherebbe l'attuale Nord Stream, che passa per l'Ucraina ed è lungo oltre 2.100 km in più. Il "gasdotto delle discordia", com'è stato soprannominato a Bruxelles dov'è al centro di diverse battaglie da oltre due enni, è destinato a cambiare gli equilibri geopolitici all'interno Vecchio Continente.  

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