Coppia dell'acido, la vittima Savi: Voglio guardare in faccia i miei aggressori

di Benedetta Dalla Rovere

Milano, 16 set. (LaPresse) - "Voglio vedere in faccia i miei aggressori e voglio la verità". Nessun rancore, solo la necessità di capire se davvero ci sia "un errore di persona" dietro all'aggressione con l'acido di cui è stato vittima. Per questo Stefano Savi, lo studente 25enne di Economia alla Bicocca, ha deciso di partecipare all'udienza del processo a carico di Alexander Boettcher, accusato di aver "ispirato" i blitz punitivi messi a segno insieme alla compagna Martina Levato e al complice Andrea Magnani. Il cappellino nero, calcato in testa, non basta a nascondere gli effetti devastanti della sostanza corrosiva. L'orecchio destro è ridotto a un buchino, l'occhio sinistro è quasi cieco, il volto è irriconoscibile. Boettcher, seduto a meno di due metri da lui, finge di essere altrove. Solo uno scambio di sguardi li avvicina, per un attimo, quando Savi lascia l'aula, tallonato da fotografi e telecamere. Per tutta l'udienza Alexander, vestito con una tuta di acetato con la scritta "Leone", è rimasto nella gabbia degli imputati. Ad un certo punto saluta una ragazza, le manda un bacio, poi si siede tranquillo ad ascoltare.

Nel pomeriggio, dopo Savi, è la volta di un'altra vittima della "banda dell'acido", Antonio Margarito. La sera del 19 maggio 2014 Martina si apparta in auto con lui nel parcheggio di un hotel, quando spunta un coltello e lei lo ferisce alla mano e alle parti intime. Antonio fugge insanguinato. L'ex bocconiana lo denuncia per tentata violenza e violenza sessuale, sostenendo che avesse abusato di lei anche durante una vacanza in Puglia nel 2013. "Dopo quell'episodio avevo paura ad uscire di casa", spiega il ragazzo che temeva di essere aggredito di nuovo da Martina. E tra due giorni toccherà proprio a lei e al complice Andrea Magnani presentarsi davanti al gup Roberto Arnaldi. Ma già spunta l'ipotesi di un legittimo impedimento avanzato dalla difesa della Levato, motivato dalla necessità di allattare a distanza il figlio neonato, che Martina e Alex possono vedere una volta alla settimana, separatamente, a San Vittore.

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