Continuava a gestire l'azienda confiscata. Arrestato a Palermo il "re dei detersivi"
In manette l'imprenditore Giuseppe Ferdico e un commercialista che amministrava i beni su nomin del Tribunale

Aveva il suo impero confiscato ma, nonostante ciò, continuava a gestire una parte dei suo beni grazie alla complicità di alcuni prestanome e, soprattutto, dell'amministratore giudiziario nominato dal Tribunale. Per questo sono finite in cella l'imprenditore Giuseppe Ferdico, 're dei detersivi', il commercialista Luigi Miserendino, scelto dalla sezione Misure di prevenzione per gestire il patrimonio, Francesco Montes, considerato il gestore di fatto della società a cui l'amministratore giudiziario aveva affittato il centro commerciale, Pietro Felice e Antonino Scrima, uomini di fiducia di Ferdico.

Gli arresti sono stati effettuati questa mattina dal Gico e dal Gruppo tutela spesa pubblica della polizia tributaria. Sono ritenuti responsabili a vario titolo di intestazione fittizia di beni, favoreggiamento personale e reale (nel caso di Miserendino) ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Ferdico era stato processato per concorso in associazione mafiosa e riciclaggio, ma assolto. L'assoluzione, però, non gli ha evitato le misure di prevenzione. Oltre alla confisca del patrimonio, lo scorso mese di marzo, è scattata la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

Tra i beni confiscati risultano il capitale sociale della 'Ferdico Giuseppe e C Snc', vari terreni nel comune di Palermo, uno stabilimento industriale a Carini, decine di appartamenti, conti correnti. "All'ascesa imprenditoriale di Ferdico - scrivevano i magistrati nel provvedimenti di confisca - risulta associata la costante capacità di meritare la fiducia di numerosi esponenti di spicco della consorteria tanto da inserirsi a pieno titolo tra i riciclatori del denaro di una delle famiglie mafiose più radicate nel tessuto economico della città come quella dell'Acquasanta".

L'attività investigativa delle Fiamme Gialle palermitane si è concentrata sulla gestione del 'Portobello' di Carini, centro commerciale del valore di oltre 70 milioni di euro e dotato di 35 negozi. Attualmente il centro è in amministrazione giudiziaria. Le indagini hanno fatto emergere che nonostante l'affidamento all'amministratore giudiziario, Ferdico fosse ancora il reale 'dominus' del centro commerciale 'Portobello', in quanto socio occulto della 'Ariaperta Srl' e della 'Fenice Store Srl'. Inoltre alle due società, amministrate di fatto da Montes, già condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta, era stata affidata la gestione della galleria e del supermercato del centro commerciale.

Secondo l'accusa la connivenza dell'amministratore giudiziario del centro commerciale 'Portobello', Miserendino, in violazione del vincolo fiduciario che lo legava all'Autorità Giudiziaria, agevolando i comportamenti di Ferdico e Montes. Sono emerse anche alcune storie di estorsione con protagonisti Pietro Felice e Antonino Scrima, dipendente quest'ultimo di una società in amministrazione giudiziaria che opera all'interno del Portobello.

In particolare gli investigatori hanno messo in luce l'imposizione del pizzo al responsabile della società incaricata della vigilanza del centro commerciale che - in un'occasione - come documentato dalle telecamere installate dalle Fiamme Gialle, è stato costretto a consegnare la somma di 500 euro in contanti nelle mani di Scrima. Gli inquirenti parlano di "un quadro indiziario, allo stato delle indagini, è particolarmente allarmante all'interno del centro commerciale. Si era di fatto consolidato un clima di omertà e sottomissione proprio di contesti delinquenziali di stampo mafioso, nell'ambito del quale gli arrestati eludevano i provvedimenti dell'Autorità Giudiziaria, continuando a compiere azioni illecite, protetti da un'amministrazione giudiziaria compiacente.

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