Compro oro: giro d'affari da 14 miliardi, e l'ombra del riciclaggio

Roma, 8 nov. (LaPresse) - La clamorosa operazione odierna contro i 'Compro oro', evidenzia l'esponenziale aumento di questi esercizi dovuto alla crisi economica. Ma quanto valgono? In tutto sono più di 28mila negozi in tutta Italia per un giro d'affari di 14 miliardi di euro. Questi, stando a quanto rendo noto il Codacons, i numeri che coinvolgono il fenomeno. Alla base di questo proliferare di esercizi, la crisi economica, il conseguente bisogno di liquidità e il rialzo del prezzo dell'oro, che nell'ultimo anno è salito del 160 per cento. Il numero dei negozi, nell'ultimo anno, è quadruplicato. Solo a Roma, fino all'aprile scorso, se ne contavano quasi cinquecento. L'Adoc, poi, disegna il profilo del 'consumatore': si va dal pensionato al dipendente, dal padre di famiglia allo studente. Capita però, non di rado, di incappare in vere e proprie truffe, poiché l'oro viene valutato troppo poco rispetto al reale valore di mercato. Colpa di una pubblicità poco trasparente, che non fa distinzione tra oro a 18K e oro puro, bilance truffaldine e scarsa attenzione alle quotazione giornaliere del bene. Poche e semplici le regole base: aggiornarsi costantemente sulle quotazioni dell'oro, fare attenzione se l'oro o puro o impuro, avere a disposizione una bilancia digitale, accertarsi che il pagamento sia effettivo e che non sia proposto, al contrario, un semplice scambio di preziosi, infine diffidare di chi non chiede alcun documento per la compravendita: tutte le transazioni devono essere registrate.

Dei 28mila negozi compro oro sparsi in tutta Italia, solo 450 di queste sono registrate presso l'apposito elenco di Banca d'Italia. Lo dicono l'Associazione responsabile dell'antiriciclaggio (Aira) e l'Associazione nazionale operatori professionali oro (Anopo) che lanciano l'allarme sull'aumento dilagante delle attività di acquisto d'oro al minuto. Si tratta, di fatto, di un settore senza regole. Perché come chiarito dalla stessa Banca d'Italia, con una nota diramata nel maggio 2010, "non occorre la comunicazione di avvio dell'attività - e quindi il possesso dei requisiti di forma societaria, oggetto sociale e onorabilità degli esponenti -áper quei soggetti che limitino la propria attività al commercio di oro da gioielleria". Nella completa assenza di regolamentazione, quindi, si nasconde il malaffare. E' l'Associazione Libera, di don Luigi Ciotti, a sottolineare che "nel settore del 'compro oro', fra i circa 28 mila operatori ci cono quelli che ne fanno uno strumento di riciclaggio. E c'è anche un aspetto sociale: le code davanti a questi negozi e ai monti di pegno mostrano un diffuso impoverimento delle famiglie". Ci sono delle proposte, ferme in parlamento, che si propongono di regolamentare il settore garantendo trasparenza e tracciabilità. Due del Pd, con il vice presidente dei senatori Nicola La Torre e con la deputata Donatella Mattesini, e una del Pdl, con il leader dei Cristiano-popolari Mario Baccini.

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