Centro immigrati in fiamme a Lampedusa

Lampedusa (Agrigento), 20 set. (LaPresse) - Hanno scelto le fiamme per esprimere il proprio dissenso nei confronti della politica dei rimpatri adottata dal governo italiano, per mezzo della quale ogni giorno un centinaio di tunisini vengono riportati a casa. Fiamme che nel pomeriggio sono state appiccate al centro di permanenza temporanea di Contrada Imbriacola a Lampedusa da un gruppo di migranti e che hanno reso, secondo quanto ha dichiarato il sindaco delle Pelagie, Bernardino de Rubeis, "completamente inagibile la struttura". A bruciare sono stati il padiglione destinato all'accoglienza dei minori, l'area centrale - già incendiata nel 2009 - e il locale nel quale vengono conservati i generi alimentari. Dopo ore di lavoro i vigili del fuoco sono riusciti a spegnere l'incendio, ma cinque tunisini sono rimasti intossicati e altri lievemente contusi. Portati al poliambulatorio dell'isola, coloro che avevano problemi respiratori sono stati sottoposti all'ossigenoterapia e in un caso è stato necessario il ricorso alla camera iperbarica. Nessuno è in pericolo di vita e secondo fonti sanitarie non sarà necessario il trasferimento in elisoccorso negli ospedali siciliani. La procura di Agrigento ha già annunciato che aprirà un'inchiesta per chiarire le cause del rogo.

E mentre il Viminale fa sapere che quanto accaduto non provocherà alcun cambiamento nella decisione di rimpatriare i tunisini, il sindaco De Rubeis non nasconde la propria rabbia e dichiara che Lampedusa "va liberata subito". "Il centro è inagibile - ha spiegato il primo cittadino delle Pelagie - e lo è da tanto tempo. Sono 10 giorni che telefono al ministro dell'Interno per metterlo al corrente. Lampedusa non si può più caricare di continue violenze, del comportamento vergognoso e irrispettoso di questi migranti". A rivolgere un appello all'esecutivo è anche il vicesindaco dell'isola, Angela Maraventano, che chiede "di intraprendere tutte le iniziative verso il governo di Tunisi affinchè quest'ultimo paghi i danni arrecati al centro di accoglienza di Lampedusa. Questi tunisini ci stanno creando una serie di danni gravi, e lo fanno perché non vogliono essere rimpatriati. E allora che Tunisi li accolga nelle patrie galere, perché questi devono essere arrestati". Per Maraventano "la situazione è ingovernabile" e "la gente è stanca di questa barbarie".

Immediati i commenti da parte dell'opposizione. Per Livia Turco, presidente del forum Immigrazione del Partito democratico, "il governo, che in genere si occupa di immigrazione solo per strumentalizzarla a fini propagandistici, ha confermato la solita improvvisazione e incapacità". Secondo l'ex ministro della Sanità "l'esecutivo o ha sottovalutato i problemi poi degenerati quest'oggi oppure gli agenti presenti nel centro di Lampedusa erano in un numero non sufficiente". Il vicepresidente dei deputati del Pd, Rosa Villecco Callipari, le attuali politiche sull'immigrazione sono "un altro dei tanti fallimenti di questo governo allo sbando".

A chiedere all'esecutivo uno sforzo maggiore è anche Save the children, che da anni è impiegata sull'isola per offrire assistenza ai migranti minori. "I nostri operatori sono sul posto e sollecitiamo continuamente gli sforzi affinché tutti, in particolare i minori, siano messi in sicurezza" fa sapere Raffaelle Milano, direttore del programma Italia-Europa dell'associazione, secondo la quale la tensione a Lampedusa era "palpabile" già da alcuni giorni. A preoccupare sono soprattutto i bambini e gli adolescenti che vivono all'interno dell'ex Base Loran. "Abbiamo proposto di coinvolgere i minori in attività organizzate anche in collaborazione con organizzazioni locali - spiega Milano - ma operativamente non abbiamo avuto la possibilità di farlo. Non si può crescere in un posto come quello".

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