Catania, arrestati due affiliati alla 'Mafia di Bronte'

Catania, 3 mar. (LaPresse) - I carabinieri della compagnia di Randazzo (Catania), con quelli della stazione di Bronte (Catania), hanno arrestato Giuseppe Longhitano, classe '71, e Benedetto Fazio, classe '63, che dovranno scontare rispettivamente 6 anni e 10 mesi e 5 anni e 11 mesi nel carcere di Catania Bicocca. Si tratta di due affiliati a quella che fu definita la 'Mafia di Bronte', già arrestati nel febbraio del 2011 dai militari della compagnia di Randazzo in seguito a una vasta operazione antimafia che vide coinvolte 18 persone. L'indagine, denominata 'Gatto selvaggio' - i carabinieri durante gli appostamenti si imbattevano spesso nel felino -, permise di delineare l'attività del gruppo nella zona di Bronte, con ramificazioni anche nelle Marche, in Lombardia e in Toscana, svelando un'associazione per delinquere di stampo mafioso dedita allo spaccio di droga e alle estorsioni.

Su Bronte gravitavano gli interessi di due gruppi criminali, quello di Francesco Montagno Bozzone, vicino ai 'Carcagnusi' di Santo Mazzei, e quello di Salvatore Catania, detto 'Turi', fedelissimo al clan Santapaola-Ercolano. Gruppi che, in alcuni casi, arrivarono allo scontro per imporre il controllo del territorio. La rivalità culminò il 22 febbraio del 2007 con il tentativo di omicidio, il terzo in pochi anni, di Montagno Bozzone: l'agguato avvenne pochi giorni dopo la sua scarcerazione e fu proprio il clan rivale a organizzarlo per vendicare l'uccisione di un affiliato, legato a vincoli di parentela con esponenti emergenti della cosca.

L'inchiesta svelò un importante traffico di droga, che aveva basi in Lombardia e Toscana, regioni dalle quali alcuni degli affiliati facevano partire quantitativi di cocaina, destinazione finale Bronte. Diversi i sequestri effettuati dai carabinieri: il più consistente fu operato nell'agosto del 2007, quando l'arma mise le mani su un carico di cocaina che i corrieri stavano trasportando su una Bmw presa a noleggio e modificata da un carrozziere affiliato al clan, che aveva creato un apposito nascondiglio all'interno del serbatoio.

Nel corso delle indagini furono sequestrate armi, un motociclo e caschi integrali, che sarebbero dovuti servire per un'azione di fuoco. Fu fatta luce anche su una estorsione ai danni di una sala giochi di Bronte: il titolare rifiutò di pagare e per questo subì il danneggiamento di alcune macchine da gioco.

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