Caso Regeni, recuperato solo 5% video metro. Nuovi verbali da Egitto
La delegazione italiana è in possesso di una copia di tutto il materiale registrato dalle telecamere

È stato possibile recuperare solo il 5 per cento dei video delle telecamere di sorveglianza delle metropolitane del Cairo legati al caso Regeni. Le possibilità che in quei 10 giga di video e frame, salvati grazie a un software ad altissima tecnologia, ci sia la chiave per arrivare alla verità sull'omicidio del ricercatore friulano sono quasi nulle ma chi indaga, anche sul fronte italiano, assicura sia stato fatto il possibile per recuperare le immagini.

La speranza è che in quei video si trovino nuovi indizi e prove: copia di tutto il materiale recuperato è stata consegnata alla delegazione italiana, che nelle ultime due settimane ha lavorato insieme ai colleghi egiziani e al team di esperti russi coinvolto nell'operazione.

Dal Cairo gli inquirenti, coordinati dal pm Sergio Colaiocco, riporteranno anche i verbali di nuove recentissime audizioni cui sono stati sottoposti i nove agenti di polizia e National Security coinvolti nell'inchiesta anche se, fino a oggi, mai formalmente indagati dall'autorità giudiziaria egiziana.

Il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e il procuratore d'Egitto, Nabeel Sadek, "hanno rinnovato - si legge in una nota congiunta - il loro impegno a continuare la collaborazione giudiziaria tra le due procure fino ad arrivare alla verità, individuare i colpevoli e rinviarli a giudizio". "Nel prossimo futuro - prosegue la nota- sono previsti altri incontri tra le due parti per discutere degli esiti dell'operazione di recupero e degli ultimi sviluppi delle indagini".

Giulio Regeni sparì la sera del 25 gennaio 2016: il suo corpo martoriato fu trovato nove giorni dopo, lungo la strada che collega Alessandria alla capitale egiziana.
Gli inquirenti italiani sono convinti che il ricercatore friulano fosse attenzionato da polizia e servizi egiziani già settimane prima del sequestro.

Le indagini sui tabulati telefonici hanno chiarito il collegamento tra gli agenti che si occuparono di tenere sotto controllo Giulio tra dicembre 2015 e gennaio 2016, e gli ufficiali dei servizi segreti egiziani coinvolti nella sparatoria con la presunta banda di criminali uccisi il 24 marzo 2016, a cui gli egiziani provarono ad attribuire l'omicidio (in casa di uno dei banditi vennero trovati i documenti del ragazzo). In quel gruppo di persone, nove in tutto, si nasconde la chiave di quasi due anni e mezzo di inchiesta.

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