Caso Maugeri, Formigoni in carcere a Bollate. Difesa chiede i domiciliari

L'ex governatore si è costituito dopo che la Cassazione lo ha condannato a 5 anni e 10 mesi per corruzione

L'ex governatore lombardo Roberto Formigoni si è costituito nel carcere di Bollate, accompagnato dal suo avvocato Mario Brusa. Il Celeste, condannato in via definitiva a 5 anni e 10 mesi per corruzione in relazione ai fondi neri della Fondazione Maugeri, ha depositato presso la Procura generale una istanza per chiedere di scontare agli arresti domiciliari.

Trai motivi indicati nell'istanza, anche il fatto che Formigoni ha già superato i 70 anni. In questo casi la legge prevede che si possa presentare al tribunale di Sorveglianza un'istanza per valutare le condizioni di salute del detenuto. Vicenda sulla quale i giudici si pronunceranno nei prossimi giorni. Per il legali di Formigoni, inoltre, la nuova legge 'spazzacorrotti', che ha inserito il reato di corruzione tra quelli per i quali non è possibile chiedere misure alternative al carcere, non può essere applicata in maniera retroattiva.

Formigoni, come ogni altro detenuto, dovrà passare prima dall'Ufficio matricola, poi affrontare la perquisizione e infine una visita medica e un colloquio con gli educatori. Non si sa ancora in quale ala del carcere Formigoni verrà sistemato.

Le tappe del processo

Il 13 aprile 2012, con l'accusa di avere distratto 56 milioni di euro dalle casse del  polo ospedaliero di Pavia, vengono arrestati nell'ambito l'ex assessore alla Sanità Antonio Simone, il direttore amministrativo della struttura sanitaria Costantino Passerino, il consulente Gianfranco Mozzali, il commercialista Claudio Massimo e l'uomo d'affari Pierangelo Daccò. Ai domiciliari va il presidente della Fondazione, Umberto Maugeri. Le accuse mosse a vario titolo dalla procura di Milano  sono riciclaggio, appropriazione indebita, associazione per delinquere, frode fiscale, fatture false. Trai nomi che compaiono nelle carte, anche quello del presidente di Regione Lombardia, Roberto Formigoni. La notizia compare su diverse testate giornalistiche, e il 'Celeste' da mandato ai suoi avvocati di querelare i media che "hanno parlato delle vicende legate alla Fondazione Maugeri come di vicende riguardanti la Regione Lombardia".

Dopo diversi mesi di indagini, il sequestro di una barca di 30 metri, mille bottiglie di vini pregiati per un valore di oltre 300mila euro, 34 immobili, auto, moto e quote di società, una cinquantina di conti correnti e diversi faldoni di carte,  il 22 luglio 2012 l'allora procuratore Edmondo Bruti Liberati ha fatto sapere con un comunicato che anche Formigoni era indagato per corruzione aggravata dal carattere transnazionale. Per i pm Laura Pedio, Antonio Pastore e Gaetano Ruta, l'ex governatore avrebbe favorito con 15 delibere del Pirellone la Maugeri in cambio di una linga lista di benefit e "utilità" per un valore complessivo di 8 milioni di euro. Tra questi, figurerebbe anche un maxi sconto praticato dall'imprenditore Pierangelo Daccò al commercialista Alberto Perego, amico di Formigoni e 'Memores Domini' di Comunione Liberazione come lui, per l'acquisto di una villa sul golfo di Arzachena in Sardegna, dove l'ex governatore e i suoi amici trascorrevano le estati.

Il 12 febbraio 2013 i pm hanno notificato l'avviso di chiusura indagini a Formigoni e a altre 16 persone  tra cui, oltre a Dacco', Simone e agli ex vertici della Maugeri, anche il segretario generale della Regione Nicola Maria Sanese e Carlo Lucchina, l'ex direttore generale della sanità della Regione Lombardia. Dopo una serie di intoppi e rinvii, il 3 marzo 2014 la Procura chiede il rinvio a giudizio per Formigoni e altre 12 persone.

Il 10 aprile 2014 il Tribunale di Milano dispone il sequestro preventivo di tutti i conti dell'ex governatore per un valore di 49 milioni di euro. Pochi giorni dopo arrivano le prime condanne: Paolo Mondia,  braccio destro del direttore amministrativo della Maugeri Costantino Passerino, e il manger Gianfranco Parricchi patteggiano davanti al gup Paolo Guidi le pene di un anno e dieci mesi e due anni e quattro mesi. Pochi giorni dopo anche la fondazione San Raffaele patteggia un milione di euro di sanzione pecuniaria e altri 9 milioni le vengono confiscati.

Il 18 novembre 2015, invece, a patteggiare è l'ex presidente della Fondazione, Umberto Maugeri, che si accorda con la Procura per una pena di 3 anni e 4 mesi e un risarcimento di 3 milioni e 850mila euro. Formigoni, invece, in aula tenta difende il proprio operato.

Il 15 aprile 2016 la Procura sollecita per lui una condanna a  9 anni di carcere. Quella dell'ex governatore "è stata una gravissima corruzione sistemica durata dieci anni che ha assunto le forme dell'associazione a delinquere con importi enormi messi in gioco - dice il pm Pedio - . Questo processo ha dimostrato quanto la corruzione possa essere devastante per il sistema economico: settanta milioni sono usciti dalle casse dello Stato per essere usati in una serie di benefit, due enti erogatori, San Raffale e Maugeri al collasso, imprenditori che hanno depredato i loro enti. Il modo di operare dei componenti dell'associazione a delinquere è stato un cancro".

Il 22 dicembre 2016  Formigoni viene condannato dai giudici della decima sezione penale di Milano a 6 anni di carcere per corruzione, mentre per i giudici non è provata l'accusa di associazione a delinquere.

Il 22 maggio 2018, nel corso del processo d'appello, i coimputati Daccò  e Simone decidono di patteggiare rispettivamente 2 anni e sette mesi e 4 anni e otto mesi di carcere. Anche Formigoni chiede di patteggiare ma la Procura rigetta l'istanza perché non ritiene congrua la pena. La sentenza arriva il 19 settembre 2018: i giudici della Corte d'Appello portano la pena di Formigoni a 7 anni e mezzo di carcere.

Il 21 febbraio 2019 la Corte di Cassazione condanna Formigoni a 5 anni e 10 mesi e la sentenza diventa definitiva.

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