Caso Cucchi, pene solo ai medici. La mamma: Morto due volte

Roma, 5 giu. (LaPresse)- Nessun pestaggio, ma solo colpa medica. Questa la sentenza della terza corte d'assise di Roma che, dopo sette ore e mezzo di camera di consiglio, ha condannato, con pene molto più basse delle richieste, i medici alla sbarra per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano di 31 anni morto nell'ottobre del 2009 a una settimana dal suo arresto. Assolti invece con formula piena i tre infermieri, Giuseppe Flauto, Elvira Martellie e Domenico Pepe e per insufficienza di prove i tre agenti penitenziari, Nicola Minichini, Corrado Santantoni e Antonio Domenici. Il primario della struttura protetta dell'ospedale Pertini, Aldo Fierro, è stato condannato a due anni anche se i pm, Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy avevano sollecitato per lui sei anni e otto mesi. Per lui e anche per gli altri medici è caduta l'accusa di abbandono di incapace e sono stati invece condannati per omicidio colposo.

Quando il presidente della corte ha letto la sentenza, nell'aula bunker di Rebibbia sono riecheggiate urla e disperazione. "Dov'è la giustizia, fate schifo: assassini". Il pubblico ha reagito con momenti di tensione a caos. Spintoni e tensione che hanno anche richiesto l'intervento delle forze dell'ordine. Ilaria, la sorella di Stefano a cui si deve anche tutto il clamore mediatico della vicenda, è scoppiata in lacrime. "Mio fratello è morto di ingiustizia", ha detto.

"I medici - ha detto Ilaria Cucchi - dovranno fare i conti con la loro coscienza, mio fratello non sarebbe morto senza quel pestaggio. Noi andremo avanti". Pesanti e composte le parole della mamma di Stefano, Rita Calore, che al fianco del marito, Giovanni ha affermato: "Me l'hanno ucciso una seconda volta". Deluso anche l'avvocato della famiglia, Fabio Anselmo: "Tre anni fa avevo previsto questo momento. Questo è un fallimento dello Stato, perché considerare che Stefano Cucchi è morto per colpa medica è un insulto alla sua memoria e a questa famiglia che ha sopportato tanto. E' un insulto alla stessa giustizia". "In questo processo lo Stato non ha risposto. Ad esempio non sono stati identificati gli autori del pestaggio", ha concluso il legale della famiglia.

"E' la fine di un incubo. La giustizia ha trionfato", ha commentato Menichini, uno degli agenti di polizia penitenziaria assolti, mentre lasciava l'aula bunker di Rebibbia tenendo sotto braccio la moglie. "E' una vittoria sia dal punto di vista umano che dal punto di vista professionale", ha detto invece l'avvocato Diamante Ceci, legale di due dei tre infermieri oggi assolti. Una sentenza che non soddisfa neanche la procura. "La corte d'assise ha confermato, come ha sempre sostenuto la procura sin dall'inizio, che la morte di Stefano Cucchi è dovuta all'incuria dei medici del Pertini. E poco importa che sia cambiato il reato", ha detto il pm Vincenzo Barba commentando la sentenza. "Quanto all'assoluzione dei tre agenti della polizia penitenziaria - dice il magistrato - cui avevamo attribuito le lesioni personali aggravate, va detto che è stata fatta ai sensi del secondo comma dell'articolo 530 del codice di procedura penale, l'equivalente della vecchia formula dell'insufficienza di prove. Questo punto, che non ci lascia soddisfatti, sarà oggetto di nostra valutazione, quando avremo modo di leggere le motivazioni della sentenza".

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