Caso Antinori, anestesista:Ragazza spagnola firmò frettolosamente
In un primo momento si era rifiutata di sottoscrivere il consenso all'operazione

Antonino Marcianò, l'anestesista che operava al fianco del ginecologo Severino Antinori nella clinica milanese Matris, questa mattina è stato sentito, su sua richiesta, dal procuratore aggiunto Nunzia Gatto e dal pm Maura Ripamonti, titolare dell'inchiesta su un'infermiera spagnola alla quale sarebbero stati espianti organi contro la sua volontà. Marcianò, da quanto si è saputo, ha detto che la giovane spagnola in un primo momento, si era rifiutata di sottoscrivere il consenso informato all'anestesia e all'operazione, ma poi il medico ha riferito di averla vista firmare i moduli frettolosamente.

La grafologa consultata dalla Procura, però, ha stabilito che quelle firme sono false. La grafia e la pressione esercitate sui fogli, però, da quanto è emerso, sarebbero compatibili con la scrittura di Antinori. L'anestesista ha anche riferito che la ragazza, al suo risveglio dall'operazione, ha chiesto con insistenza il cellulare che le era stato dato da Antinori.

 

Nel frattempo il gip di Milano Giulio Fanales ha respinto la richiesta dei difensori di Antinori, Carlo Taormina e Tommaso Pietrocarlo, di revocare gli arresti domiciliari per il ginecologo arrestato il 13 maggio scorso per aver prelevato 13 ovuli dalla giovane spagnola contro al sua volontà. Ipotesi per al quale il medico è accusato di rapina aggravata di ovociti e di lesioni personali gravissime nell' ambito dell'inchiesta chiusa nei giorni scorsi dalla Procura di Milano. Il pm Ripamonti e l'aggiunto Nunzia Gatto, inoltre, nell'avviso di chiusura delle indagini, hanno contestato ad Antinori anche l'accusa di estorsione nei confronti di una psicologa che lavorava per la clinica Matris e che si era sottoposta alla fecondazione assistita. Dalla sua collaboratrice, il ginecologo avrebbe preteso 28mila euro dicendole che se non avesse pagato non le avrebbe più restituito gli embrioni. Resta ancora aperto, invece, il filone di indagini su una presunta compravendita di ovociti nella struttura di via dei Gracchi.
 

Il 28 maggio scorso il Tribunale del Riesame, pur avendo confermato la misura cautelare per Antinori, ai domiciliari nella sua casa di Roma, aveva derubricato l'accusa di rapina degli ovuli in violenza privata. Nella chiusura indagini, invece, il pm Ripamonti e l'aggiunto Nunzia Gatto hanno mantenuto ferma l'accusa di rapina.
 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata