Caso Aldrovandi, Giovanardi: non mi scuso, resto della mia idea sulla foto

Roma, 8 lug. (LaPresse) - "Rispetto la decisione di Patrizia Moretti di ritirare la querela nei miei confronti così come ho rispettato la decisione di sporgerla, e ne prendo atto". Così Carlo Giovanardi, senatore di Ncd-Ap, che ha rischiato il processo dopo esser stato querelato da Patrizia Moretti per aver affermato che la macchia rossa dietro la testa di Aldrovandi, visibile in una foto delle ore successive al decesso scattata all'obitorio, non sarebbe stata sangue ma un cuscino di colore rosso. Giovanardi non ha cambiato idea sulla foto di Aldrovandi e non ritiene di doversi scusare. "La mia opinione, perché di opinione si tratta - sottolinea in una dichiarazione a LaPresse - comunque rimane la stessa". "Non ho diffamato nessuno - continua Giovanardi - e difendo la sentenza. Io e Patrizia Moretti la pensiamo in modo diverso sulla vicenda".

Giovanardi precisa poi che l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti, concessa dalla Giunta per le immunità del Senato e chiesta dai giudici di Ferrara, "non stabilisce" che le proprie parole "siano state diffamatorie", semplicemente "propone all'Aula", che dovrà confermare oppure votare no alla decisione, "di procedere" nei suoi confronti. E questo, spiega il senatore, perché ha ritenuto che le dichiarazioni rilasciate al programma radiofonico "La zanzara" nel 2013 sul caso di Federico Aldrovandi "non rientrassero" nelle esternazioni "insindacabili" permesse a un ministro mentre è in carica.

Queste le parole pronunciate da Giovanardi nel 2013 per le quali era stato querelato dalla madre di Aldrovandi: "Quella foto che ha fatto vedere la madre è una foto terribile ma quella macchia rossa dietro è un cuscino. Gli avevano appoggiato la testa su un cuscino. Non è sangue. La madre ha detto che è sangue e neppure lo può dire perché non è così". La foto era stata scattata in sede di autopsia e la madre di Aldrovandi, Patrizia Moretti, denunciò il senatore.

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