Carceri, cresce la popolazione. Meno stranieri, tante malattie, troppi suicidi

Il dossier di Antigone. In un anno 6.00 detenuti in più. Ciascuno costa 137 euro al giorno. Il problema delle madri. Aumentano i radicalizzati.  Il  progetto "Viaggio nelle carceri" della Corte Costituzionale 

Le carceri italiane sono sovraffollate al punto da ledere in molti casi i diritti fondamentali delle persone detenute: in due anni la popolazione carceraria è cresciuta di 6000 unità. Ogni detenuto costa allo stato 137 euro al giorno, ma uno su tre è in cella pur attendendo ancora una condanna definitiva. È un quadro di poche luci e tante ombre quello che emerge dal dossier presentato quest'anno dall'associazione Antigone sulla condizioni degli istituti penitenziari italiani.

Sovraffollamento e scarso supporto psicologico contribuiscono al drammatico numero di suicidi in cella: 52 nel 2017, mentre 1.135 sono i tentativi di suicidio. Sono oltre 50 i bambini, sotto i tre anni, conviventi con madri detenute, spesso in strutture non attrezzate alle loro esigenze più elementari. Tredici, secondo i dati forniti dal Dap a fine agosto, le madri detenute nel carcere romano di Rebibbia dove il 19 settembre scorso si è consumato il duplice infantidicio ad opera di una giovane che ha scaraventato i due figli a terra uccidendoli.

Nonostante l'aumento consistente dei detenuti, cala il numero di stranieri in carcere: 2000 in meno rispetto a dieci anni fa, anche se il numero di stranieri residenti in Italia nello stesso lasso di tempo è notevolmente cresciuto. Gli stranieri sono il 37,7% del totale dei detenuti in attesa del primo giudizio. L'Italia è il quinto paese dell'Unione Europea con il più alto tasso di detenuti in custodia cautelare. Nel 2017 i detenuti ancora in attesa di sentenza definitiva erano il 34,4%, mentre la media europea è del 22%.

Sul fronte della salute, secondo gli ultimi dati, circa il 70% dei detenuti possiede almeno una malattia cronica, ma di questi poco meno della metà ne è consapevole. Le carceri si confermano, quindi, un concentratore di patologie: malattie infettive, psichiatriche, metaboliche, cardiovascolari e respiratorie.

Infine, sul fronte della prevenzione contro il terrorismo, nel 2017 i detenuti sotto osservazione per radicalizzazione sono stati in forte aumento rispetto all'anno precedente: 506 contro 365 del 2016 (il 72% in più). Questi detenuti sono monitorati dal DAP con tre livelli di allerta: alto, medio e basso. 242 sono oggetto di un alto livello di attenzione (il 32% in più del 2016), 150 di un livello medio (il 100% in più del 2016) e 114 di un livello basso (nel 2016 erano 126). Tra coloro che rientrano nel livello alto, 180 sono in carcere per reati comuni e 62 perché sospettati, o condannati, per reati connessi al terrorismo islamico.

"Tra il dentro e il fuori del carcere non esistono barriere ideali ma solo fisiche". Così il presidente della Consulta Giorgio Lattanzi che con i giudici della Corte costituzionale incontra oggi circa 250 detenuti (tra cui 20 donne) a Rebibbia (Roma), nell'ambito del progetto 'Viaggio in Italia: la Corte costituzionale nelle carceri'. Lattanzi sottolinea il valore assoluto, anche in carcere della Costituzione che "si rivolge anche ai detenuti garantendone i diritti". Affinché il carcere, aggiunge, "non sia un dentro in cui si finisce ma un 'dentro' in cui si ricomincia". 

Il progetto 'Viaggio nelle carceri' della Corte Costituzionale, grazie alla collaborazione del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria e del Dipartimento della Giustizia minorile e di comunità, prevede un ciclo di incontri in diverse carceri italiane, a partire da Rebibbia Nuovo complesso, prima tappa del 'Viaggio', cui seguiranno, fino al 16 novembre 2018, San Vittore a Milano, Nisida minorile, Terni, Genova-Marassi, Lecce femminile. Il Viaggio proseguirà poi nel 2019, come quello nelle scuole dello scorso anno.

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