Capaci, Don Ciotti: Non basta scrivere leggi se non scritte nelle coscienze
Capaci, Don Ciotti: Non basta scrivere leggi se non scritte nelle coscienze

Il Presidente di Libera nell'anniversario dell'attentato in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti dela scorta

 "Giovanni Falcone diceva che la lotta alla mafia è una battaglia di legalità e di civiltà. Allora diciamo con forza che non basta scrivere le leggi nei codici se prima non le abbiamo scritte nelle nostre coscienze perché sono troppo le coscienze passive, un po' addomesticate che trasformano la legalità in qualcosa di strumentale, malleabile, calibrata a seconda degli interessi. Rischiamo di fare della legalità, un idolo ma anche un uso sedativo perché la legalità è una di quelle parole che ti fanno sentire con la coscienza a posto e dalla parte giusta. E abbiamo visto nei fatti, purtroppo,che persone hanno usata per copertura, esibita come credenziali, usata come un lasciapassare. In questi anni si parlato molto di legalità dimenticando che senza civiltà cioè la giustizia sociale, i diritti, l'educazione, la cultura, le politiche sociali, il lavoro, la legalità resta una bella parola ma una parola astratta, una parola lontana. Prima di parlare di legalità dobbiamo riflettere , innanzitutto sulla responsabilità perché la responsabilità è la base della nostra libertà e della legalità". Così don Luigi Ciotti, presidente di Libera, nel giorno dell'anniversario della strage di Capaci.

 "Occorre oggi un nuovo paradigma. Al di là dell'aspetto repressivo, il lavoro dei magistrati, delle forze dell'ordine, di segmenti delle istituzioni a cui va stima e gratitudine, bisogna considerare le mafie, la corruzione, la criminalità organizzata come parte ormai organica di un più ampio sistema di ingiustizie. Allora c'è un forte richiamo alle nostre responsabilità ma anche alla responsabilità della politica. La politica deve fare di più. La politica torni ad essere servizio al bene comune, affermazione dei diritti, riduzione delle disuguaglianza. La politica è l'etica della comunità. Oggi, però, devo dire che in molte realtà c'è un divorzio tra l'etica e la politica", aggiunge. "Abbiamo bisogno di una memoria viva che si traduca tutti i giorni in responsabilità e impegno. Dobbiamo trasformare la memoria del passato in un'etica del presente. Se Giovanni Falcone fosse ancora vivo e vedesse lo stato di salute delle mafie direbbe forse che saranno sconfitte solo quando tutti noi torneremo a essere più umani, più giusti, più responsabili, più coraggiosi per lottare per la ricerca della verità e della giustizia. Solo quando faremo della nostra Costituzione un'etica, una pratica di vita", conclude.
 

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