Brescia, sequestrati cosmetici cancerogeni: contenevano formaldeide

Brescia, 10 apr. (LaPresse) - Cinquantamila cosmetici contenenti formaldeide, una sostanza cancerogena, sono stati sequestrati dai finanzieri del comando provinciale di Brescia. Le indagini sono iniziate dopo il ricovero ospedaliero di alcune donne che si erano sottoposte a trattamenti cosmetici sui capelli. È così emerso che i prodotti utilizzati contenevano formaldeide, sostanza che causa tumori e sclerosi. Le analisi hanno evidenziato quantitativi 35 volte superiori al limite massimo stabilito. I finanzieri, quindi, hanno perquisito le società di produzione ed importazione dei cosmetici e denunciato 21 responsabili.

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto di Brescia Sandro Raimondi e dal sostituto procuratore Paolo Savio, sono scattate tra il mese di novembre del 2010 e il mese di marzo 2013 e hanno coinvolto varie regioni d'Italia dove venivano importate illegalmente soprattutto dal Brasile prodotti cosmetici per capelli, particolarmente diffusi negli ultimi anni per le loro durature proprietà 'liscianti'. I controlli sono scattati dopo il ricovero di alcune donne che avevano fatto trattamenti per lisciare i capelli presso alcuni saloni di parrucchiere. Sono stati esaminati oltre 70 differenti prodotti importati e commercializzati in Italia e si è scoperto che molti contenevano formaldeide, in grado di aumentare temporalmente l'effetto lisciante anche fino a sei mesi. La formaldeide è inserita nella lista mondiale delle sostanze più pericolose e tossiche per l'uomo, in grado di produrre gravi danni alla salute pubblica quali la sclerosi e diverse forme tumorali.

Le 20 perquisizioni effettuate verso le principali società di produzione ed importazione dei cosmetici e condotte nei confronti di 21 persone denunciate all'autorità giudiziaria, hanno portato al sequestro di oltre 33mila prodotti ancora integri ed alla ricostruzione del consumo in frode di ulteriori 16mila prodotti. I prodotti sequestrati sono stati sottoposti ad analisi chimiche secondo le modalità previste dalla normativa comunitaria di riferimento, recepita anche dallo Stato italiano, che limita in maniera tassativa il contenuto di formaldeide sui prodotti cosmetici ad un massimo di 0.2% di concentrazione. L'esito delle analisi chimiche ha evidenziato la presenza di ben 23 prodotti aventi una concentrazione di formaldeide oltre la soglia consentita e, in alcuni casi, è stato superato in modo considerevole il limite dello 0,2 % raggiungendo concentrazioni fino a 35 volte il limite stesso. Quindi la procura della Repubblica di Brescia ne ha disposto l'immediato ritiro su tutto il territorio nazionale, ed è stato richiesto il rinvio a giudizio per 5 rappresentanti legali delle società coinvolte (con sedi a Napoli, Casalecchio di Reno (Bologna), Ciampino (Roma) e Montescudaio (Pistoia).

L'operazione 'Riccioli d'Oro' ha assunto particolare rilievo, oltre che dal punto di vista della tutela della salute pubblica e della sicurezza dei prodotti, anche da un punto di vista scientifico, visto che le analisi chimiche sono state eseguite, per la prima volta in ambito nazionale ed europeo, su un numero elevatissimo di prodotti omogenei per specie ma diversi per composizione molecolare, tanto da destare l'interesse della comunità scientifica internazionale, in particolare di quella della Commissione permanente di studio, insediata presso la sede di Bruxelles dell'Unione europea. Analogo interesse scientifico è stato riservato ad una nuova metodologia sperimentale di analisi alla quale sono stati sottoposti anche i prodotti che erano risultati in regola secondo la metodologia di controllo tradizionale, che ha consentito di rilevare valori di formaldeide liberabile ben oltre la soglia di sicurezza grazie al riscaldamento fino a 220 - 240 °C dei prodotti durante le analisi. Tale procedura sperimentale ha dato la possibilità di rilevare che diverse società produttrici hanno miscelato i propri prodotti mediante l'impiego di sostanze in grado di nascondere la formaldeide a temperatura ambiente (ossia quella prevista per le analisi secondo la normativa vigente), liberando tale sostanza solo una volta raggiunta una temperatura oltre i 220 °C. Imponente il giro d'affari che riguarda questo settore e che si aggira attorno ai 150 milioni di euro, in considerazione del fatto che, a fronte di un costo massimo per flacone di circa 800 euro, le 20 possibili applicazioni di prodotto possono rendere circa 4.000 euro (200 euro ad applicazione).

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