Brescia, ragazza uccisa in Pakistan: indagate madre e zia. Il padre: "Non sono stato io"
Le indagini si concentrano sulla famiglia. L'uomo nega di aver confessato l'omicidio ma sostiene: "È stato solo per un disegno di Allah"

Nuova svolta nelle indagini su Sana Cheema, la 25enne italo-pakistana di Brescia uccisa nel Paese d'origine. Dopo la confessione del padre, fermato insieme al figlio e allo zio, sarebbero indagate anche la mamma e una zia della giovane. Il decesso è avvenuto mercoledì 18 aprile, ma la notizia della morte è arrivata tre giorni dopo, sabato 21. Mentre si indaga sulla frettolosa e non autorizzata sepoltura della giovane, la stampa pakistana parla di "delitto d'onore". Gli amici bresciani sostengono che Sana non aveva accettato il matrimonio combinato dai famigliari.

E se inizialmente il padre, Mustafa Ghulam Cheema, agli inquirenti avrebbe raccontato "le ho messo le mani al collo, l'ho strangolata e uccisa", in un'intervista a Repubblica ritratta: "Non è vero che abbiamo confessato". Dal carcere a Kunjah, dove è detenuto con l'accusa di aver strangolato la figlia, dice che se Sana è morta "è stato solo per un disegno di Allah". Ma nonostante le versioni discordanti dell'uomo, il risultato dell'autopsia nel laboratorio forense del Punjab non lascia spazio ai dubbi: la 25enne è stata strangolata e il suo osso del collo rotto. Dopo i primi esami a Gujrat, infatti, il corpo è stato inviato a Lahore per esami più approfonditi.

"Deve aver battuto contro il bordo del letto o del divano", dice il padre. "È vero - continua - Sana era ormai più italiana che pachistana, aveva ormai una mentalità diversa dalla nostra, ma nessuno voleva imporle nulla, solo farle capire che il ragazzo che lei diceva di amare era già promesso sposo di un'altra donna". A quel punto sarebbe intervenuta la madre: "Mia moglie ha provato a mettere quel ragazzo alle strette: o la sposi o smettete di vedervi". Dopo quel colloquio Sana si sarebbe convinta di tornare in Pakistan: a detta del genitore, aveva cominciato a dubitare di quel ragazzo e la comunità pakistana a boicottare i suoi affari a Brescia, l'autoscuola per stranieri e la scuola di lingue.

Nonostante i famigliari continuino a parlare di morte naturale, le indagini proseguono. Nei prossimi giorni sono attesi nuovi risultati clinici e istologici. La polizia si muove su due capi d'accusa: l'omicidio e l'occultamento di cadavere con sepoltura non autorizzata. Intanto domenica pomeriggio dalle 15.30 in Piazza Rovetta si terrà una manifestazione "contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne e le strumentalizzazioni contro gli immigrati". E' organizzata dagli studenti del liceo De Andrè, che Sana aveva frequentato, e dalle associazioni pakistane che gestiscono la moschea di via della Volta e il Centro culturale islamico di viale Piave.

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