Bologna, sequestrate due attività commerciali per 1,5 milioni di euro

Bologna, 06 lug. (LaPresse) - Beni per oltre un milione e mezzo di euro sono stati sequestrati dalla direzione investigativa antimafia di Bologna e la squadra mobile della questura del capoluogo emiliano, coordinate dalla locale direzione distrettuale antimafia. Le persone coinvolte sono i quarantacinquenni Giuseppe Indovino, leccese già noto alle forze dell'ordine, e Luigi D'Ercole, originario della città di Monza, entrambi residenti a Bologna. Secondo gli investigatori, i beni sequestrati sarebbero frutto del reimpiego dei proventi del traffico di sostanze stupefacenti praticato da Indovino e da questi investito nell'avvio dell'attività commerciale. Ad analoghe conclusioni si è pervenuti per D'Ercole.

In particolare, in esecuzione del decreto emesso dal gip del tribunale di Bologna, Mirko Margiocco, oltre a diversi conti correnti, presso ventuno istituti di credito, è stato sequestrato l'intero compendio aziendale delle società bolognesi 'I sapori della taranta srl unipersonale' e 'Lu furnu te la taranta di Chiriatti Marco e C. Sas', intestate a prestanomi ma riconducibili a indovino. Sequestrato inoltre un immobile di proprietà D'Ercole. Sono in corso diverse perquisizioni presso le dimore e le attività commerciali riconducibili agli indagati, disposte dai magistrati titolari dell'indagine, Francesco Caleca e Domenico Ambrosino.

Gli investigatori hanno svolto mirati accertamenti patrimoniali, che hanno interessato anche i familiari ed i conviventi degli indagati, al fine di documentare la netta sproporzione tra il patrimonio reale e quanto dichiarato ai fini delle imposte o dell'attività economica esercitata. Il gip ha accolto l'ipotesi investigativa, confermando che Indovino, oltre ad aver impiegato i proventi illeciti per la costituzione e l'esercizio de 'I sapori della taranta - tra l'altro all'atto della sua costituzione era detenuto a Bologna - e 'Lu furnu de la taranta' nel timore di sequestri, ha coinvolto nelle sue attività commerciali terzi soggetti fidati e privi di precedenti penali, con lo scopo di salvaguardare e mettere al sicuro i propri investimenti commerciali. Per quanto riguarda D'Ercole, oltre alla sproporzione tra redditi disponibili e ricchezza accumulata, è stato documentato il reimpiego di capitali illeciti, con ogni probabilità in parte frutto del traffico di sostanze stupefacenti. Il gip ha nominato un amministratore giudiziario al fine di garantire la continuità delle attività commerciali cautelate.

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