Barricati in casa e killer: i precedenti della tragedia di Latina
Le stragi familiari degli ultimi anni: da Tullio Brigida che nel 1994 uccise i suoi tre figli all'ex guardia giurata che, lo scorso 22 gennaio a Napoli, ha ucciso la moglie per poi aprire il fuoco dal balcone

Un'altra tragedia finita come tante, troppe. A Cisterna di Latina un uomo, carabiniere di 44 anni, ha prima tentato di uccidere sua moglie, ferendola gravemente, poi si è chiuso in casa con le sue figlie, le ha uccise con la sua pistola di ordinanza e si è tolto la vita. Poco più di un mese fa una vicenda simile ha tenuto col fiato sospeso il Casertano e l'Italia intera.

IL CASO DI BELLONA. Davide Mango, il 22 gennaio si è ucciso con un colpo di pistola al capo dopo aver seminato il terrore a Bellona, nel Casertano, ammazzando la moglie e ferendo cinque persone. Un far west scatenato dal 48enne, ex guardia giurata, un passato di sostenitore di Forza Nuova, in preda ad un raptus che lo ha portato prima ad ammazzare la moglie Anna Carusone, di 45 anni, poi a sparare diversi colpi di fucile e di pistola dal balcone ferendo cinque persone. Anche in questo caso sono scesi in campo i negoziatori dei carabinieri. Un'estenuante trattativa andata avanti dalla mattina fino alle 21:15 quando si è sentito un colpo di pistola. A quel punto i militari hanno fatto irruzione nell'abitazione e lo hanno trovato gravemente ferito. È morto poco dopo.

L'INFERMIERE DI NAPOLI. A Napoli, un uomo di 48 anni, Giulio Murolo, infermiere e cacciatore, si è barricato in casa. Ha ucciso 4 persone e ne ha ferite 5, sparando dal balcone di casa. Tutto è avvenuto a Capodimonte, nel quartiere di Secondigliano. Le vittime del 48enne sono la moglie, il cognato, un loro vicino di casa, tenente della polizia municipale, Francesco Brunel, 45 anni, ed un passante, un fioraio che è deceduto nel furgone dei carabinieri mentre tentavano di rianimarlo. Feriti, invece, un carabiniere che ha perso un dito della mano, un altro carabiniere che è stato solo medicato, due poliziotti (uno all'addome e l'altro alle braccia), un altro agente della municipale, che è grave, ed un passante, forse un dipendente di un'azienda di servizi.

GELA SOTTO SCACCO. Per cinque ore ha tenuto sotto scacco il quartiere dove abitava, a Gela: era il 22 dicembre del 2012. Si è barricato in casa e ha iniziato a sparare su chi passava da via Arica, nel rione Scavone. Dalle 22 di alle 3 di notte. E' intervenuta la polizia, ma Giuseppe Licata, un disoccupato di 42 anni, ha continuato a fare fuoco come se nulla fosse, nonostante la presenza dei suoi familiari in casa. Le forze dell'ordine hanno tentato di farlo desistere, senza risultato. Tre ore dopo la mezzanotte, l'epilogo. Licata ha iniziato a sparare all'impazzata, fino a quando è stato ferito mortalmente. Subito dopo gli agenti hanno fatto irruzione nella sua abitazione e hanno tentato di soccorrerlo, ma per l'uomo non c'è stato più nulla da fare. Nella sparatoria, un poliziotto è rimasto gravemente ferito a un occhio.

STRAGE DI MOTTA VISCONTI. Era il 16 giugno del 2014 quando Carlo Lissi, 40 anni, ha sterminato la sua famiglia uccidendo sua moglie Cristina Omes, 38 anni, i suoi due bambini Giulia e Gabriele, di 5 anni e 20 mesi. Verso le 23 della sera prima, è andato in cucina, ha preso un coltello e mentre la donna stava guardando la televisione l'ha colpita alle spalle. Poi è salito nella stanza dei bambini. Prima ha tagliato la gola alla piccola Giulia, poi è andato nella camera matrimoniale e ha finito anche Gabriele.

LA TRAGEDIA DI CIVITAVECCHIA. Uno dei fatti più spietati e drammatici degli ultimi anni è accaduto a Civitavecchia. Tullio Brigida, il 4 gennaio del 1994, uccise i suoi tre figli, Laura, Armandino e Luciana di 13, 8 e 3 anni, per vendicarsi nei confronti della ex moglie, Stefania Adami. Dopo avergli somministrato del sonnifero, li chiuse in auto asfissiandoli con il monossido di carbonio proveniente dal tubo di scappamento. Seppellì i corpi nelle campagne di Cerveteri: furono ritrovati un anno dopo, il 20 aprile del 1995.

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