Bari, lite nel clan: commerciante costretto a pagare pizzo 3 volte

Bari, 5 nov. (LaPresse) - Ha dell'incredibile la drammatica storia di un commerciante di Adelfia (Bari) costretto a pagare tre volte il pizzo a favore di tre diversi soggetti vicini al clan Di Cosola, detenuti in carcere. La drammatica catena è stata interrotta dalle indagini svolte dai carabinieri di Triggiano e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Il Giudice per le indagini preliminari, accogliendo le richieste della procura barese, ha disposto la custodia cautelare a carico di due famiglie baresi legate ai Di Cosola. Arrestati padre 49enne e nuora 31enne, che portavano i soldi in carcere al figlio-marito 31enne, poi un'altra donna 51enne che portava i soldi al figlio detenuto 26enne. Infine l'ordinanza di custodia cautelare ha colpito, oltre a familiari e detenuti appena citati, anche un terzo detenuto 30enne vicino allo stesso clan. Per tutti l'aggravante del metodo mafioso.

Le indagini dei carabinieri, coordinate sin da subito dalla D.D.A. barese, sono partite da un grave attentato dinamitardo che lo scorso aprile subì il titolare di un esercizio commerciale di Adelfia, già vittima qualche mese prima di un incendio che aveva parzialmente danneggiato l'esterno del locale. L'esplosione aveva gravemente danneggiato l'ingresso dell'esercizio commerciale e due autovetture parcheggiate, frantumando altresì i vetri delle vicine abitazioni.

L'indagine ha evidenziato come la vittima avesse iniziato a pagare il pizzo di 500 euro al mese circa cinque anni fa, a favore dei familiari del primo detenuto. Improvvisamente, all'inizio del 2013, per divergenze interne al clan Di Cosola, era arrivato l'ordine di pagare ai familiari degli altri due detenuti. La cosa non era evidentemente piaciuta alla famiglia del primo e lo sgarro è stato punito con la bomba dell'aprile scorso. Il commerciante terrorizzato aveva così deciso di pagare il pizzo a tutti e tre per evitare il peggio, arrivando a sborsare fino ad 800 euro mensili, fino a quando, esasperato e sull'orlo del fallimento, ha deciso di collaborare con i carabinieri che hanno spezzato questa catena perversa. Ricostruiti anche i flussi finanziari del denaro che, riscosso dalla due donne, ora ai domiciliari, finiva ai detenuti attraverso vaglia postali.

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