Antiprotoni a bassissima energia nuova frontiera del Cern

Ginevra, 28 set. (LaPresse) - Dopo il superamento della velocità della luce, il Cern di Ginevra si prepara a nuove scoperte che potrebbero cambiare il volto della fisica antimaterica. Si apre oggi, infatti, il meeting internazionale dedicato ad 'Elena' (Extra Low Energy Antiproton Ring), progetto approvato a giugno dal consiglio dell'organizzazione europea per la ricerca nucleare. L'incontro, che riunisce scienziati provenienti da Canada, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti, ha l'obiettivo di studiare 'Elena', che nel 2016 espellerà i suoi primi antiprotoni, cioè le antiparticelle del protone, in modo differente dal deceleratore usato finora. "Elena - spiega Stéphan Maury, responsabile del progetto - mira ad espellere antiprotoni alla più bassa energia mai raggiunta al fine di migliorare lo studio dell'antimateria". Il sistema sarà costituito da un piccolo anello deceleratore installato nello stesso edificio del Cern che ospita il vecchio Antiproton decelerator e produrrà antiprotoni fino a meno di un cinquantesimo dell'energia del deceleratore attuale, portando un miglioramento del fattore 10-100 in termini di efficienza della cattura dell'antiprotone.

Con l'attuale Antiproton decelerator, gli antiprotoni devono essere decelerati passando attraverso una serie di lamine, un processo che comporta la perdita di circa il 99,9% delle antiparticelle estratte dall'AD prima di raggiungere gli esperimenti. "Questo - spiega Walter Oelert, uno dei pionieri dell'antimateria al Cern - è un grande passo in avanti per la fisica antimaterica. Con un più basso consumo di energia aumenta l'efficienza della cattura degli antiprotoni e questo fatto non solo migliorerà il potenziale di ricerca degli esperimenti, ma consentirà al Cern di supportarne di nuovi". La costruzione di 'Elena' inizierà nel 2013 e, una volta completato tre anni più tardi, sarà in grado di condurre un numero di esperimenti maggiore rispetto a quelli effettuati dall'attuale deceleratore.

Da quando, nel 1955, i premi Nobel Emilio Segré e Owen Chamberlain confermarono sperimentalmente l'esistenza dell'antiprotone, queste particelle hanno dimostrato di essere uno strumento di ricerca privilegiato. Nel 1980 hanno avuto un ruolo fondamentale nella scoperta delle particelle W e Z al Cern, scoperta che a suo volta ha portato alla vittoria di un Nobel. Nel corso degli anni la cattura e l'accumulo di un gran numero di antiprotoni hanno permesso di aprire la strada a nuovi esperimenti sull'antimateria, anche nell'ambito della cura di malattie come il cancro.

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