Amatrice, due anni dopo il terremoto: "Le macerie sono il nostro grande dolore"
“Togliete via quelle macerie, sono il nostro dolore”. È il grido, sordo, di chi è sopravvissuto a quella terribile notte di due anni fa. Quando un tremendo terremoto e le forti scosse dei mesi successivi, hanno spazzato via un’intera comunità. Oggi la zona rossa, una sorta di Ground zero, si può percorrere in auto e la sola cosa rimasta in piedi e messa in sicurezza è la Torre civica, quella dell’orologio che fermò il tempo alla tremenda scossa. La vita però va avanti e con grande fatica, sepolti i morti, si è iniziato a sperare nella ricostruzione. Ma girando tra le diverse frazioni del comune reatino quello che si vede è ben altro. Ci sono ancora case pericolanti, con le stanze martoriate dalle scosse di terremoto e le macerie sono ancora lì, un cumulo da portare via. Solo macerie ovunque dove c’erano case. E fra le macerie ancora tracce della vita che fu: scarpe, valigie, materassi e persino giocattoli.