Aldrovandi, in Cassazione l'ultimo atto

Roma, 21 giu. (LaPresse) - Alle 10 è iniziato in Cassazione uno dei processi più controversi degli ultimi anni: quello sulla morte di Federico Aldrovandi, il ragazzo di Ferrara morto il 25 settembre del 2005, a 18 anni, durante una colluttazione con quattro poliziotti. Il pg della Cassazione Gabriele Mazzotta ha chiesto la conferma della condanna per i 4 poliziotti coinvolti nella morte di Federico Aldrovandi, il ragazzo di Ferrara morto nel 2005 in seguito a una colluttazione con gli agenti. Davanti alla quarta corte penale, l'udienza proseguirà con l'intervento della difesa. La sentenza è attesa in tarda serata.

Federico Aldrovandi è morto "per la pressione esercitata sul suo torace, mentre era immobilizzato" dai poliziotti. Questa la convinzione del pg di Cassazione, Gabriele Mazzotta, che, nella sua requisitoria ha detto di condividere in pieno le sentenze di merito che hanno condannato i quattro imputati a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Non crede, il Pg che "l'assunzione di droghe sintetiche" da parte del giovane "abbia avuto un'incidenza sulla morte".

In primo grado e in appello Paolo Forlani, Monica Segatto, Luca Pollastri e Enzo Pontani sono stati condannati a tre anni e mezzo, ridotti a sei mesi con l'applicazione dell'indulto. In primo grado, del 6 luglio 2009, vide il giudice del tribunale di Ferrara Francesco Caruso condannare i quattro poliziotti a tre anni e mezzo più il risarcimento nei confronti dei familiari e le spese processuali. Il 10 giugno 2011 la corte d'Appello di Bologna confermò quel verdetto (pena ridotta a sei mesi con l'indulto), senza provvisionali per le parti civili, che avevano rinunciato a costituirsi dopo il risarcimento offerto dal Ministero dell'Interno e le scuse private fatte dal capo della Polizia Antonio Manganelli.

L'udienza si tiene davanti alla quarta sezione penale. A Roma ci sono il padre Lino e il fratello minore Stefano. E con loro anche Lucia Uva e Ilaria Cucchi, le sorelle di Giuseppe e Stefano, anch'essi morti davanti alle forze dell'ordine, presenti anche durante la sentenza di appello.

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