Aggressione a Niccolò Bettarini, gup dispone perizia sulle ferite

Uno degli imputati ha ammesso di aver colpito il 19enne con un coltello

Uno dei quattro giovani finiti a processo per aver accoltellato Niccolò Bettarini ha confessato. Davide Caddeo, 29 anni, ultras dell'Inter e con simpatie di estrema destra, ha ammesso di aver ferito il 19enne fuori dalla discoteca milanese Old Fashion "con un colpo o due". Si tratterebbe però di tagli "a croce, a sventaglio", probabilmente al torace. Le ammissioni, seppur parziali rispetto alle accuse, sono arrivate dopo mesi di silenzio. Nella scorsa udienza, il pm Elio Ramondini ha chiesto dieci anni di carcere per il 29enne, difeso dagli avvocati Robert Ranieli e  Antonella Bisogno, accusato di aver sferrato tutte le otto coltellate che hanno ferito il giovane. La stessa condanna è stata sollecitata anche per gli altri tre imputati,  Alessandro Ferzoco, Andi Arapi e Albano Jakej. Secondo l'accusa, i quattro si erano "certamente" prefigurati che quel pestaggio e quei fendenti  sferrati a Niccolò in "parti vitali" con una lama da venti centimetri "avrebbero comunque potuto produrre conseguenze mortali", anche in considerazione della "loro superiorità numerica e della violenza della loro azione".

Oggi il pm ha chiesto di mettere a confronto in aula le versioni di Niccolò, della sua amica Zoe Esposito, che era presente la sera dell'aggressione e ha cercato di difenderlo, e degli imputati. Il giudice Guido Salvini, però, si è riservato di valutare se citare testimoni per l'udienza del 17 dicembre e nel frattempo ha disposto una perizia medico legale per stabilire l'entità delle lesioni subite dal figlio di Simona Ventura  dopo che l'avvocato Daniele Barelli, legale di Jakei, ha depositato a sua volta una perizia sulla cartella clinica del ragazzo, che dopo la rissa era stato ricoverato al Niguarda e operato d'urgenza a una mano. In aula tutti e quattro imputati hanno  raccontato la loro versione dei fatti. Il primo a prendere la parola è stato proprio Caddeo, che ha ammesso di aver sferrato "una o due coltellate ma non le altre sei". E quando il giudice gli ha chiesto chi fosse stato, ha risposto: "Non le ho date io, eravamo in tanti". Tra le tesi difensive, anche che tutti i partecipanti alla rissa non siano stati identificati.

Una ricostruzione che si discosta molto da quanto è emerso nel corso dell'inchiesta, come ha rimarcato Niccolò (parte civile), presente in aula insieme al suo avvocato Alessandra Calabrò. Per il legale i quattro aggressori hanno reso in aula "versioni discordanti tra loro" che peraltro contrastano con "gli elementi probatori acquisiti durante le indagini".  "La decisione, a sorpresa, di voler sottoporsi ad interrogatorio, come avvenuto nell'udienza odierna protrattasi per oltre 3 ore, è il segno del grande timore degli imputati - ha spiegato ancora l'avvocato  Calabrò - alla luce della richiesta di condanna formulata dal pm Elio Ramondini di 10 anni di reclusione". E proprio per fare piena luce su quello che è successo fuori dalla discoteca  "il pm ha proposto un eventuale confronto degli imputati con la persona offesa, NiccolòáBettarini, nonché con l'amica Zoe Esposito, colpita con un calcio nel tentativo di difendere l'amico nel corso dell'aggressione".  Era stata proprio la ragazza insieme a altri amici a salvare il 19enne, trascinandolo via. Da quanto è emerso dalle indagini, gli aggressori lo avrebbero riconosciuto e gli avrebbero urlato: "Tu sei il figlio di Bettarini, adesso ti ammazziamo". Poi si sarebbero lanciati su di lui  e avrebbero iniziato a colpirlo.

Un'esperienza traumatica che Niccolò si è detto pronto a raccontare anche davanti al giudice, "sicuro che saprà valutare bene tutto".  La decisione del gup Guido Salvini è attesa per l'udienza di lunedì 3 dicembre. Si tornerà in aula anche 17 dicembre, giorno in cui verrà discussa la perizia del medico legale sulle ferite inferte a Niccolò e il ragazzo e la sua amica Zoe potrebbero essere chiamati a raccontare la loro versione dei fatti.
 

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