Accusò Enzo Tortora: pm chiede scusa alla famiglia

Roma, 27 giu. (LaPresse) - "Ho richiesto la condanna di un uomo dichiarato innocente con sentenza passata in giudicato. E adesso, dopo trent'anni, è arrivato il momento. Mi sono portato dietro questo tormento troppo a lungo. Chiedo scusa alla famiglia di Enzo Tortora per quello che ho fatto. Agii in perfetta buona fede". Inizia così la lunga intervista pubblicata da 'Il garantista' e firmata da Francesco Lo Dico al pm Diego Marmo che accuso il presentatore di 'Portobello' di essere un camorrista. Marmo è stato nominato assessore alla Legalità a Pompei e dopo la sua nomina sono scoppiate molte polemiche perché ha dichiarato che il caso Tortora è stato solo "un episodio" della sua carriera. "In trent'anni non ho mai pensato o detto 'chissenefrega del caso Tortora'. Immaginavo - spiega il pm - che potessero sorgere polemiche sulla mia nomina. Ma alla fine ho deciso di accettare perché la situazione degli scavi di Pompei mi sta particolarmente a cuore".

Marmo racconta che "il rammarico" per l'errore fatto "c'è da tempo" anche se "l'unica difesa che avevo era il silenzio". Il pm, quindi, sollecitato dal giornalista, prova a spiegarsi: "Il mio lavoro si svolse sulla base dell'istruttoria fatta da Di Pietro e Di Persia. Tortora fu rinviato a giudizio da Fontana. io feci il pubblico ministero al processo. E sulla base degli elementi raccolti, mi convinsi in perfetta buona fede della sua colpevolezza. La richiesta venne accolta dal tribunale". Quindi per il pm furono in "molti, in giro, i 'Diego Marmo'. Ma sul banco degli imputati sono rimasto solo io". A contribuire alla 'gogna' nei suoi confronti fu la dura requisitoria durante la quale definì Tortora "un cinico mercante di morte", un "uomo della notte". "Certamente - spiega ancora Marmo - mi lasciai prendere dal temperamento. Ero in buona fede. Ma questo non vuol dire che usai sempre termini appropriati, e che non sia disposto ad ammetterlo. Mi feci prendere dalla foga".

Al termine dell'intervista a 'Il garantista', arrivano le scuse di Marmo. "Non ho mai pensato di raccontare il mio stato d'animo sino ad ora. Ho creduto che ogni mia parola non sarebbe servita a niente. Che tutto mi si sarebbe ritorto contro. Ho preferito mantenere il silenzio". Ma "ho richiesto la condanna di un innocente. Porto il peso di quello sbaglio nella mia coscienza. Chiedo scusa alla famiglia di Enzo Tortora per quello che ho fatto. Posso solo dire che l'ho fatto in buana fede", conclude Marmo.

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